Quattro paradossi e un embrione

L’elemento paradossale – come paradossale sono i dogmi di questo malinteso progresso che al più è solo modernità, e due termini non sono sinonimi – è che la persona che in nome della propria malattia viene autorizzata a poter selezionare embrioni e a scartare quelli malati, è la stessa che se ai tempi in cui era embrione fosse stata in piedi la teoria odierna dello scarto non sarebbe mai nata, uccisa perché ritenuta indegna di vivere.

Una persona malata e presente a se stessa dovrebbe avere un punto di vista più acuto sulla sua condizione e invece questa cazzata del diritto al figlio butta a gambe all’aria il tavolo della ragione, è un abbrivio che rende ferini e consente di tutto perché ammanta di gentilezza e finto progresso egoismi e razzisti solo ben dissimulati.

Un leader politico ammalato di cancro e – altro paradosso – tanto tifato da chi oggi esulta per la demolizione dell’ennesimo divieto della fu legge 40, dice giustamente di non essere la propria malattia. L’embrione invece è sola la sua malattia, alfa e omega che determina la sua indegnità a venire al mondo, soggetto svuotato dell’essere, soggetto che è solo la sua patologia.
Invece di eliminare la malattia, si elimina il malato.
Ma, terzo paradosso, è scientifico intendere una medicina che prende la scorciatoia di uccidere (la crioconservazione è conservare gli embrioni a -200 gradi) invece di provare a curare?
E in ultimo, quarto paradosso, è scientifico scommettere solo sulla certezza che da qui a enne anni la malattia per cui oggi si decide di scartare embrioni non potrà essere sconfitta dalla medicina?

Di etica magari ne parliamo un’altra volta. Il punto, qui, è l’uggia antiscientifica. Scartare embrioni malati non ha niente di scientifico, non è un passo avanti verso il progresso ma solo una conferma che l’occidente ha perso la logica della ragione: una massa di rincoglioniti che dice di fare cose che hanno come risultanze l’esatto opposto di quello che dicono, se ne convincono e spacciano per progresso ciò che è solo modernità.
E così si sentono razionali e persino tolleranti.
E scartano. E uccidono. Però poi «ah che bella cosa che ha detto la Bonino sulla sua malattia». Sì, la Bonino.

GR

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