Lettera sul furore ideologico for dummies e primi ministri.

Matteo, le parole che si usano. Ma nel caso tuo gli slogan che usi.
A me piace il dettaglio. Cercare di osservarlo e magari pure di carpirlo, afferrarlo. E’ lì che si nasconde il diavolo. Nella ossessione verso il dettaglio ho scorto che parli sempre di unioni civili e mai di ddl Cirinnà. Come se i due argomenti, oggi in Italia, possano essere disgiunti.
Nel caso del ddl che allo stato è la sola proposta di istituire le unioni civili in Italia, nessuno sa come la pensi davvero. A riguardo una mia idea ce l’ho ma non è importante ora dire cosa penso io rispetto a ciò che pensa Renzi.
Fai il presidente del consiglio, e rispetto a una legge formalmente di iniziativa parlamentare giochi a fare l’arbitro e quindi, in onore al ruolo, compulsi ambiguità giocando a dividere i piani (vedi sopra). Il tutto col tuo stile, brillante, smart, veloce, quindi sotto forma di slogan. Si sa, sei uno sloganista compulsivo. Il ché, beninteso, può non essere per forza un difetto.
Ieri ecco puntuale l’artifizio. Hai detto che sulle unioni civili bisogna «uscire dal furore ideologico».
L’intento di questa uscita a me pare sia quello di abbassare la dignità complessiva del dibattito attraverso una rappresentazione artatamente contraffatta della realtà, raccontata come scontro tra due tifoserie. Una sorta di “al lupo al lupo”.

Buttarla indistintamente sull’ideologico è ideologico, Matteo. Soprattutto per un campione della de-ideologizzazione della politica e del presente quale tu sei.

Far passare come ideologico un punto di verità ineliminabile dal reale: come nascono i bambini. Il loro diritto di avere un padre, una madre e delle origini che è una questione maledettamente laica a meno che non si voglia pensare che il rapporto con le origini sia strutturato ed appaltabile al rapporto che ognuno di noi ha con Dio. Come Renzi, come il sottoscritto, come chiunque, omosessuali e omosessualisti compresi, tutti abbiamo il diritto alle origini. Tutti siamo figli di qualcuno. Possiamo non essere genitori ma quella di figli di una madre e un padre è una condizione in cui ogni essere umano si ritrova per forza.

Questo è il piano della realtà. Almeno per chi è presente a se stesso. Dire che tutto questo è ideologico, quindi un’astrazione, è – ripeto- ideologico.

E’ questo l’ovvio che ci tocca difendere oggi in questi tempi ideologici. E questo tocca ribadire anche al presidente del consiglio che fa di tutt’erba un fascio e parla di furore ideologico come dato strutturale del dibattito.

Il dato ideologico va sempre in opposizione a quello reale. Lo dice la storia. Ogni ideologia si connota per essere un sistema di credenze e convenienze fondata su una falsa rappresentazione della realtà tesa ad arrivare a soluzioni conformi a quel dato inquinato in radice.
Una realtà, quella ideologica, sempre di comodo, posticcia, piegata al cabotaggio dell’interesse circoscritto, svincolata dal dato del reale. Conseguenza: chi si mette di traverso rispetto al dato ideologico è un nemico. L’ideologia ha bisogno del nemico. E’ un suo dato costitutivo. E quindi per chi non si allinea il premio è un bella accusa di omofobia. L’ideologia è una fuga dalla realtà. Quindi, ontologicamente, è anche divisiva.

Sai bene che nessuno è contrario alla legittimità affettiva e patrimoniale delle coppie omosessuali. Sul ddl Cirinnà il conflitto è generato dal fatto che si vuole affermare il principio secondo cui un bambino può avere per legge due genitori dello stesso sesso. Questo è ideologico, fa effrazione al dato di realtà. In più e a mo’ di conseguenza, si vuol passare in cavalleria la radice che sottende all’affermazione per legge di questo principio, ovvero che gli esseri umani possono essere oggetti di compravendita. Persone a cui verrebbe negato, questa volta sì, ancora per furore ideologico, il diritto all’origine. Compresso e sacrificato in ragione di un diritto inverosimile, quella alla genitorialità omosessuale.

Questo è il piano, Matteo. Chi è a favore del ddl Cirinnà vuole silenziare ora per ipocrisia, ora per vergogna, ora per paura di cadere in contraddizione, tutta questa parte del dibattito. Scappa e sposta il piano della discussione cianciando di discriminazioni, come se l’amore omosessuale non sia rispettato dalla stragrande maggioranza degli italiani. Che sono meglio della loro parodia, e non perché non sono contrari alle adozioni same sax ma perché non discriminano nessuno.

Questa tua uscita sui «furori ideologici», unità all’appello alla libertà di coscienza, permettimi, non è granché. Anche tu dai la sensazione di scappare rispetto al nodo del problema. E non funziona così. Non puoi permettertelo.

D’accordo, capisco sia un argomento divisivo. C’è la possibilità di perdere voti e consensi. La natura dell’argomento però purtroppo questa è. E’divisiva. Purtroppo divisiva, aggiungerei: quando pensavamo che fosse un dato di minima di civiltà unanimemente riconosciuto e spontaneamente strutturato in tutti gli uomini quello di pensare che la società dovesse impegnarsi nel tutelare il diritto dei bambini ad avere un padre e un madre, è arrivata l’ideologia a dirci che «no, non è così, non è moderno, il dato va subordinato ai diritti degli omosessuali, chi continua a dirlo parla per luoghi comuni ed è eversivo e reazionario». Oltre ovviamente ad “omofobo”.

Questo per dire – e chiudo – che puoi pensarla come vuoi. Ma devi mettere la faccia. Devi dire come la pensi. E non genericamente sulle unioni civili, ma sul ddl Cirinnà. Tutti gli aspetti del ddl Cirinnà.

Non esiste un punto esterno al dibattito su cui può mettersi il premier. E anche se esistesse non sarebbe tuo quel punto non solo perché sei presidente del consiglio ma soprattutto perché sei Matteo Renzi, il primo ministro che più di tutti nella storia cerca di determinarli e non subirli gli eventi. Non sei credibile quando ti avviti nei minuetti e fa ridere quel tuo tentativo di far credere che chi sta nell’arena della dialettica è uguale e contrario al suo interlocutore, e quindi specularmente son tutti una manica di invasati.

E’ una bugia. Magari detta a cuor leggero e in buona fede ma una bugia, quindi una falsa rappresentazione della realtà. Quindi un modo, anche da parte tua, di dare un contributo ideologico al dibattito.

Saluti, Gennaro.

GR

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