Le cazzate contro la Chiesa, l’Imu, l’Ocse, il pregiudizio anticattolico.

Con gli anni sono diventato tutto sommato più tollerante verso le cazzate. Sono figlio del mio tempo e la necessità di avere uno sguardo contemporaneo mi ha fatto fare amicizia col menefreghismo verso le bugie. Tuttavia ci sono giorni tipo questo in cui mi alzo col quarto girato e la lettura delle cazzate scritte dai bimbiminkia da tastiera sulla bontà dell’Imu sugli immobili di proprietà delle scuole paritarie peggiora il mio stato d’animo iracondo. E allora reagisci. Del resto la guancia da porgere è una e solo una. Non ne abbiamo mica 24, di guance da porgere.

Le cazzate contro la Chiesa, lo ammetto, sono quelle che mi fanno incazzare di più. Non penso che la Sposa di Cristo sia la rappresentazione dell’Eden su questa terra ma constato come verso di essa esista un supplemento di zelo quando ci si cimenta in quello sport nazionale meglio conosciuto come indignazione collettiva. Nessun indulgenza verso la complessità, nessun grandangolo nella capacità di discernimento. E’ come se si venisse risucchiati in un ingranaggio di massa teso a rimuovere colpe e peccati individuali che obnubila tute le cose commendevoli che la Chiesa fa spesso in silenzio per lasciar spazio a pensieri, parole, opere ed omissioni di tanti suoi indegni esponenti che evidentemente ci sono ma in misura minore alle virtù che ogni giorno la Chiesa testimonia in silenzio.

Si chiama pregiudizio anticattolico ed è sostanzialmente l’unica forma di razzismo intimamente tollerata in certi ambienti. Per farlo, senza essere accusati di essere razzisti, in questo tempo si usa spesso uno stratagemma, un cavallo di Troia tattico ed efficace: si flette e deforma all’inverosimile il concetto di laicità fino a cambiarli i connotati e farlo diventare ciò che non è né è mai stato. Al di là della fede di ognuno di noi, una persona coi guizzi giusti dovrebbe mai prendersela contro la Chiesa in un tempo, questo, così dissociato dal culto del sacro, tanto da vederlo come un nemico da annientare. E’ laicamente banale prendersela con la Chiesa e i cattolici, è ‘na roba tutt’altro che coraggiosa e anticonformista.
Il tempo usa astuzie diverse per attaccare la Chiesa. Oggi usa quella delle scuole paritarie che “devono” pagare l’Imu.

Le scuole paritarie (che non sono solo cattoliche) svolgono un servizio pubblico, ancorché non statale, conforme a rigorosi criteri stabiliti dalla legge. Ripeto: rigorosi.
Le paritarie, al pari delle scuole pubbliche statali, devono pagare Imu su immobili di proprietà se e solo se e richiedono rette superiori al costo medio per studente che lo Stato sopporta in un range, secondo i parametri Ocse, che va da un minimo di 5.739 euro l’anno per i bambini della scuola d’infanzia a un massimo di 6.914 euro per gli studenti delle scuole superiori di secondo grado.
Una conseguenza e una considerazione.

Conseguenza: la scuola paritaria che richiede rette inferiori a questo costo medio è esente dal pagamento dell’imposta sugli immobili perché riesce a svolgere un servizio pubblico in maniera sussidiaria.
Considerazione: la scuola paritaria che chiede alle famiglie un onere inferiore alla media Ocse fa risparmiare allo Stato somme consistenti, altro che regalo alla Chiesa e tutte le cazzate moraliste degli antclericali in spe. Garantendo presenza e funzioni di queste scuole il “regalo” lo Stato lo fa a se stesso.

Un regalo doppio: 1) perché l’amministrazione pubblica risparmia sui costi diretti per singolo studente e 2) perché si assicura a un “prezzo” assai contenuto (il mancato versamento Imu) varietà di offerta nell’istruzione e un maggiore grado di libertà di scelta per le famiglie (questa sia piena ed effettiva in realtà ci vorrebbe ben altro, ma limitiamo qui il discorso).
Questo stesso ragionamento, pur con regole diverse e legate al singolo settore, vale per molte attività. Si pensi, solo per fare due esempi paradigmatici, alle attività quotidiane poste in essere dalle Caritas dislocate su tutto il territorio nazionale per fronteggiare l’indigenza, attività che sicuramente integrano e spesso sostituiscono quelle di un welfare di stato sempre più raggrinzito, alle azioni di prima accoglienza verso gli immigrati con cui si sciacquano la bocca i tanti umanitaristi col culo altrui che ignorano chi sta davvero sul campo e giammai rinuncerebbero oggi alla giornata di mare per farsi un paio d’ore in una mensa Caritas.

E allora a chi si straccia le vesti «per l’Imu che finalmente verrà pagata» vien da chiedere: ma voi, oltre il vostro moralismo d’accatto, cosa fate per il prossimo? Siete come la vedova del vangelo di Marco e di Luca che senza pubblicizzarlo diede tutto il poco che aveva o siete solo sepolcri imbiancati?

GR

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