Al dunque a Renzi delle unioni civili non frega una mazza.

Settembre 2014. Un anno fa. Ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva. Renzi, a cui vien chiesto un parere sul ddl Cirinnà, in un impeto di schiettezza, dice che a lui quel testo non piace e che sarà ritirato a favore di una proposta governativa.
Nel frattempo non succede più nulla. Nessuna proposta governativa sostituisce quel ddl (allo stato sostanzialmente identico alla prima bozza originaria) che resta l’unico testo su cui si avvita (e si incarta) il dibattito sulle unioni civili, col governo che, in ultimo, per bocca del ministro Boschi, annuncia di avere su di esso un atteggiamento neutrale. Ergo, andate a prendervi da soli i voti in parlamento se tanto ci tenete. Questi i fatti. Bisogna partire dai dati di realtà e da queste apparenti contraddizioni – a) non mi piace; b) presento un testo nuovo; c) annuncio caduto nel vuoto – per capire la strategia renziana in materia di unioni civili e cercare di capire cosa celi il minuetto ridicolo che si sta giocando in parlamento in queste ore.
La strategia renziana è raffinatissima e non banale. Sottende due domande. Ma il matrimonio omosessuale, al di là dei camuffamenti nominalistici di questo si tratta, sono una riforma? Va così inteso e trattato? A rigor di logica sì. Va inserito tra le riforme. Per la tradizione italiana di una riforma si tratterebbe, sia dal punto di vista giuridico che da quello antropologico.
E allora perché Renzi non lo tratta al pari delle altre materie oggetto di riforma?

Rispondere a queste domande significa convenire su ciò che successo da settembre 2014 ad oggi. Venendo al dunque a Renzi – il premier decisionista, l’accentratore – delle unioni civili non frega una mazza. E questo al netto della strategia mediatica che lo vorrebbe «pancia a terra» sul fronte e delle dichiarazioni di facciata che sono solo prammatica di contorno. Renzi ha capito che quella del matrimonio omosessuale, al di là dei paletti scritti sull’acqua che si possono metter per legge, è materia che è un attimo a sfuggire di mano per via giurisprudenziale e a lui, politico vero che giustamente rivendica il primato della politica sulla magistratura, di farsi scavalcare dai giudici proprio non va

Del resto, se così non fosse, se ci fosse spontanea convinzione da parte sua, il metodo che avrebbe imposto al dibattito sulle unioni civili sarebbe stato appunto un altro. Identico a quello seguito su tutto il resto. Avrebbe incluso le unioni civili tra le riforme e avrebbe proceduto a botte di decreto legge blindato con annessa richiesta di fiducia. Uno risoluto impone l’argomento e lo fa seguendo i suoi tempi, non aspetta le calende greche. E anzi, avrebbe strumentalizzato i continui condizionamenti che l’Italia subisce in materia, vere e proprie pressioni, non ultima la sentenza con cui i soloni della Cedu ci condannano perché non rispetteremmo i diritti degli omosessuali, per mettere il turbo alle unioni civili cosiddette. Gli ingredienti per un bel decretone del governo ci sarebbero tutti e oltretutto c’è pure Scalfarotto nell’esecutivo (renziano della prima ora), uno che non vedrebbe l’ora di intestarsi un bel decreto legge sul matrimonio omosessuale per passare alla gloria eterna: presunto vulnus legislativo e discriminazione ben si sposerebbero col metodo renziano della decretazione d’urgenza sulle riforme. Nessuno avrebbe da eccepire sulla presenza dei requisiti di necessità e urgenza.

Non è andata così. E infatti Renzi nicchia, è spesso silente sul tema, ed appalta la materia alle secche del parlamentarismo e quindi ai Giovanardi (che Dio ce lo conservi così), alle bozze, ai testi definitivi, agli emendamenti, ai sub emendamenti, ai voti in commissioni, ai pareri, alle audizioni, all’ostruzionismo, alle calendarizzazioni, alle conferenze dei capigruppo, al voto d’aula in doppia lettura, alle pause estive. Insomma ai casini che nella migliore delle ipotesi rallentano il tutto sine die e non possono escludere esiti finali rocamboleschi, visto che il ddl si inserisce dentro equilibri complessivi fatti di giochi di forza e di veti pregiudizali. Tenendo conto di un altro dato tutt’altro che secondario: l’attività legislativa del parlamento è sempre più prossima allo zero quando non c’è l’imprimatur governativo.

E allora la proposta di esporsi in prima persona sulle unioni civili presentando un testo governativo viene meno. E’ un ripensamento tattico legato a riflessioni personali del premier. Legate a un ragionamento politico e non certo condizionato da convinzioni religiose (il tipo è saldamente laico nelle esercizio delle sue funzioni). Il discrimine insiste infatti sul fatto che Renzi è consapevole che questa materia è divisiva come tante altre – scuola, lavoro, riforma della p.a. – ma a differenza di quelle oggetto di riforma sa che su questa non c’è convenienza politica – il sentiment degli italiani, lui, uomo che vive in funzione del consenso, lo conosce a menadito e sa che alcuni alcuni sondaggi distorsivi mentono e fanno parte di quella strategia di comunicazione “normalizzatrice” – e così decide di non fare forzature e astenersi dalla facoltà di spianarne la strada usando i suoi poteri quasi “imperiali”.

Sa che vive in Italia e non in Gran Bretagna o in Lussemburgo, ed è questo il Paese che ambisce a governare da qui ai prossimi 10 anni. Non va a morire su una roba su cui c’è un fronte contrario che tempo zero riempie le piazze. E soprattutto tema la china giurisprudenziale che questa materia, a differenza di altre, inevitabilmente riverbera anche tenendo conto di quel che sta accadendo altrove, laddove la mistica dei diritti ha prima portato a delle apertura in materia, ancorché caute, almeno nei propositi iniziali del legislatore, e poi a delle interpretazioni giurisprudenziali sempre più disinvolte e spinte ben oltre il dettato di legge e le intenzioni. E allora fa lo svizzero: non si intesta la battaglia, cambia idea e non presenta alcun testo governativo in sostituzione del ddl parlamentare e lascia in campo la proposta Cirinnà privo della copertura politica del governo e in mezzo ai fuochi del gioco parlamentare. E’ questo il suo modo per confermare coi fatti che anche a luglio 2015 a lui, presidente del consiglio po-tempore, quel ddl proprio non piace, e non quella la base su cui poter riconoscere i diritti delle persone omosessuali.

GR

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...