Vuoi favorire le mafie? Legalizza la cannabis

Il problema non è lo spaccio della droga di Stato ma lo spaccio delle panzane. Senza queste non c’è tutto il resto. La legalizzazione delle cannabis è come l’esodo a ferragosto o una polemica sulla Juve che ruba le partite. Non sai quando ma sai che primo o poi si tornerà a parlare delle file ai caselli autostradali, del rigore regalato alla Vecchia Signora, delle droghe leggere. Sono fenomeno ciclici che si reiterano sempre con gli stessi argomenti. Nel caso della legalizzazione della cannabis, soffrono di fiato corto e di contraddizione in pieno stile Radicale inteso come Partito Radicale. Non vi è dubbio, infatti, che la proposta di legalizzare la cannabis ha questa impronta culturale. Del resto il primo firmatario della proposta di legge è un parlamentare, Benedetto Della Vedova, di orgogliosa e mai rinnegata militanza Radicale; uno che nel tempo si è distinto per il metodo della transumanza funambolica (altro che Razzi, Scilipoti e De Gregorio), passando dai Radicali di Pannella al PdL (con annessa nomina in quota berlusconiani nel Cnel), a Futuro e Libertà di Fini a Scelta Civica di Monti (e pedissequa nomina a sottosegretario agli esteri) al Pd a trazione renziana. Si innamora dei carismi ma sempre a termine, in attesa del prossimo unto del Signore. Ovviamente seguono aggiornamenti sul suo percorso parlamentare, il personaggio è assai mobile, in quanto a partiti è la Mafalda di Febbre da Cavallo dei nostri parlamentari. Ma gode di buona stampa da parte del giornalismo collettivo. Inquadrato il personaggio va inquadrata la strategia comunicativa della campagna a favore della liberalizzazione delle droghe leggere. La sua cifra è quella della classica propaganda Radicale improntata a quel manicheismo coatto (legalizzazione contro proibizionismo, legalità contro clandestinità) capace di condizionare l’opinione pubblica rispetto alla bontà delle sue conseguenze. Sono inguaribili bugiardi, spacciatori di false verità per il banalismo imperante, ma sono bravi nella comunicazione, nulla da dire. Lo stile radicale si è sempre contraddistinto per un’accozzaglia di errori, di bugie e imprecisioni più o meno grossolane a sostegno delle loro campagne (si pensi alle cretinate che dicevano sull’aborto clandestino) e quella sulla legalizzazione delle droghe leggere è assolutamente coerente con la storia politica di questo partito da zerovirgola (0,19% alle ultime elezioni politiche) sia come consenso elettorale che come onestà intellettuale.

I duecento e passa parlamentari capeggiati da Della Vedova che infatti si affaticano in questo tempo per riproporci l’ennesima campagna a favore della cannabis di Stato partono da un inconfutabile dato di realtà, ovvero la gente si fa le canne, ma strada facendo si pèrdono nel labirinti delle panzane e delle contraddizioni, visto che per dare forza alle loro tesi, battono su due punti. Quello della libertà e quello della necessità di togliere «le mani della mafia da questo business».

Partiamo dall’ultimo. Davvero le mani delle mafie sono sul traffico della cannabis e non più verosimilmente da piccoli spacciatori di quartiere che con le mafie nulla hanno a che fare (a meno che non si voglia confondere la criminalità con le mafie), visto che queste ultime non si sporcano le mani per una roba che rende pochissimo quando il vero business del narcotraffico è legato alla cocaina?

E allora due considerazioni e mezza. ll radicalismo dei costumi è il gregario più efficiente per ingrassare l’opulento statalismo economico, giacché la possibilità di consumare liberamente la cannabis è strumentale alla possibilità di venderla in spazi dedicati, previa licenza di Stato sulla falsariga delle tabaccherie. Ergo, non solo non si fa nessun danno economico alle mafie ma l’ipotesi di legalizzare la cannabis è solo un’occasione per lo Stato di mettere il suo monopolio su un altro vizio. Di più: l’esistenza del Monopolio di Stato sulle droghe leggere permetterà la fioritura di un mercato parallelo dalla natura clandestina a prezzi evidentemente più concorrenziali che potrà, anche solo verosimilmente, allargare la platea dei consumatori. E quindi, atteso che tutti quelli che consumano droghe pesanti sono partiti da quelle leggere, aumenterà il consumo di cocaina, guarda un po’, questo sì, in mano alle mafie. Del resto, anche sul piano psicologico, legalizzare la cannabis significa spostare il meccanismo della trasgressione più avanti, verso l’assunzione di cocaina o di droghe sintetiche.

In ultimo, una considerazione di carattere culturale legata alla libertà personale che può essere votata alla trasgressione in quanto fa effrazione e non cerca l’autorizzazione dello Stato per trasgredire. La ricerca estrema del placet dell’autorità sui propri piaceri è l’estrema unzione al concetto di trasgressione. Si viola una legge, un modello, un principio, dei valori, una tradizione, un precetto, una convenzione, qui invece si vuole la circolare, il comma, il sub emendamento, il codicillo, il testo unico su vizi, peccati e perversioni. Persino per farsi le canne. Che palle. E che pavidità. Ecco perché la cultura moderna è grigia, ministeriale, banalissima. Che brodaglia di umanità quella devota al culto radicale.

GR

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3 thoughts on “Vuoi favorire le mafie? Legalizza la cannabis

  1. Questo post si basa sulla stupidità dell’assunto cardine, che non ha nessun senso logico: la Mafia non c’entra nulla con lo smercio della cannabis perché alla Mafia interessa solo lo spaccio di cocaina. Però la cannabis favorisce l’approdo alla cocaina, quindi se fosse vero dovrebbe invece interessare alla mafia lo spaccio di cannabis, perché così avrebbe la totalità del mercato della “ganja” e ne guadagnerebbe spingendo le persone ad approdare a cocaina e parenti più pericolosi (e costosi). “A meno che ovviamente non si voglia confondere la criminalità con la Mafia”. Perché invece è giusto che la criminalità campi sulle spalle di chi si fa di “maria”, dando prodotti che chissà cosa sono e che c’è dentro e prendendo soldi che chissà a chi vanno e per cosa, certo, perché alla Mafia non interessa il mercato dell’erba. Poi il solito assunto che “chi si fa di marijuana poi va alla cocaina”, che è praticamente come dire che chi va al pub il sabato sera poi diventa un alcolizzato. Sa, a me è capitato di fumare erba e di provare anche altri tipi di droghe e pensi un po’, sono laureato con lode e ben lontano da qualsiasi dipendenza da droghe. Oh, ovviamente non si faccia del mio caso un modello generalizzato e banalizzato, tipo quello che ha fatto lei. Era un esempio.

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