MEGLIO LA LAICISSIMA ITALIA DELLA «CATTOLICISSIMA IRLANDA»

La piazza di ieri oltre a essere bella era nuova.
A differenza di quella che contribuì ad affossare i Dico non era eterodiretta dalle gerarchie ecclesiali, né ha goduto della macchina organizzativa dei partiti (l’allora Pdl).
No clericalismo, no strumentalizzazioni partitiche, no viaggio pagato, ma laicato in azione dal basso come vuole papa Francesco. Una piazza che ha tradotto la libertà di coscienza personale in azione di testimonianza. Bellissimo.
Non è stata una manifestazione confessionale né tanto meno clericale. Ha trovato da questo spontaneismo energie da tradurre in azione. Solo credenti figli di questo tempo.
Altra novità. Non è stata una piazza solo cattolica.
Ieri è arrivato un bellissimo messaggio di Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, dispiaciuto per non poter presenziare (il sabato è Shabbat quindi riposo per gli ebrei) alla manifestazione. E ha preso la parola l’imam della moschea di Centocelle. Le tre religioni monoteiste tutte unite sull’argomento.
Ecumenismo puro. Sposano la manifestazione ma ne stanno fuori.
Meglio la laicissima Italia della “cattolicissima” Irlanda.

Altroché “estremismo cattolico” e “fondamentalismo religioso”.
Per molti quelli di ieri erano tali. Così vengono descritti.
Il problema infatti è l’uomo religioso e l’inconfessabile nemico non sono i fanatismi ma le religioni in quanto tali che con la loro “pesantezza” valoriale mal si conciliano al relativismo permanente che ha ubriacato questo tempo che offre licenziosità spacciata per libertà. Nel disegno perfetto le religioni andrebbero tagliate fuori dalla scena pubblica, bandite o subordinando la loro scena nell’agorà a preventiva manifestazione di docilità e mansuetudine alle leggi del mondo.

E quindi la Chiesa.
Non la Chiesa come istituzione temporale ma come contenitore secolare che annuncia il Vangelo e porta nel tempo della storia quel sistema valoriale e culturale chiamato cristianesimo. Se la prendono con la Chiesa, la delegittimano, enfatizzano i suoi peccati, perché simbolicamente è l’unica presenza sociale di un certo peso che può opporsi con buona efficacia alla dittatura del pensiero unico che ci vuole su tutte le cose della vita inginocchiati ai mausolei dell’individualismo sfrenato che nega i legami, della pulsione, dell’economicizzazione del tutto. E parlo da trader, non da frate trappista. Da uno che ha scelto di fare il mestiere più materialista che ci sia che coi soldi e per i soldi lavora ogni giorno, e ha fatto della libertà individuale la ragione  della sua vita e l’unica via per la realizzazione personale. Fino all’estremo, fino a rischiare ogni giorno e senza paracadute la noce del collo per meritarsela questa libertà, e non a botte di supercazzole giornalistiche e trattati filosofici di gente che la libertà la predica e non la pratica su se stessa. Chi lavora coi soldi è abituato a dare al denaro un valore basso, e sa che il denaro non è strumento di qualificazione sociale buono a comprare tutto. Perché tutto questo incontra un limite chiamato uomo. La sua dignità. L’uomo non si compra, le donne non si affittano, i figli non si pagano.

GR

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