Renzi ha perso una verginità. Ma le carte continua a darle lui.

Che in Liguria la sinistra del partito abbia boicottato il Pd non è vero, anche se a Renzi, ascari e amazzoni varie conviene dire il contrario perché tutto sommato lo schema del nemico interno finora ha funzionato, non senza ragioni, e vista la qualità della sinistra pd hanno avuto gioco facile nell’affermarlo. Tuttavia ragioni politiche (i partiti non sono caserme e Cofferati e Civati sono ex Pd da prima delle elezioni e non la sinistra del pd) e numeri dicono che non c’è complotto.
Paita perde di 7 punti e Pastorino arriva al 9% grazie al 5% di una lista di sinistra-sinistra ispirata a Tsipras che si sarebbe presentata a prescindere e senza chiedere il permesso al governo.
Se si aggiungesse il rimanente 4 a Paita (ma Cofferati sposta il 4% dei voti in Liguria? Mah.), questa avrebbe comunque perso di 3 punti. Ergo: Paita ha perso perché era una candidatura debole; come De Luca ha vinto – nonostante il fuoco amico – perché era una candidatura forte; come Zaia ha stravinto – nonostante Tosi – perché era una candidatura fortissima. Punto.
Perché funziona così. Perché banalmente vince il più forte o il meno debole e perde il più debole o il meno forte.

La Liguria è la regione più importante d’Italia? Ovviamente no.
L’attenzione odierna per la Liguria è legata a quanto pesa e cosa farà Cofferati? Acqua.
Finora a Renzi gli è andato tutto bene, quella in Liguria è la sua prima sconfitta perché Paita rappresentava anche antropologicamente lo stereotipo del renziano su cui misurare il quid del presidente del consiglio come non era possibile fare su nessun altro candidato e in nessun altra regione.
In Campania e Puglia hanno vinto due figure di peso non certo di primo pelo, due cacicchi locali che godono di grande popolarità e consensi trasversali che prescindono da Renzi.
In Toscana, Marche e Umbria la sinistra vince da sempre e avrebbe vinto anche se avesse candidato la buonanima di Sandra Mondaini vestita da Sbirulino (anche se in Umbria…), quindi non sono campioni probanti o anche solo attendibili per testare il contemporaneo. Resta il Veneto – e lì, attesi i conclamati limiti di Moretti, sarebbe stata dura per chiunque contro Zaia – e la Liguria e quindi Paita, che aveva la possibilità di vincere in una regione neutra, non ostile né tradizionalmente rossa.
Su questa donna rampante e quarantenne si misurava il gradimento del renzismo. Anche simbolicamente il suo era l’unico nome su cui era possibile pesare il quid di Renzi sulla realtà. Ha perso. E con lei ha perso Renzi. Altro che complotto e trame rosse.

Che succede ora? Succede che Renzi a Genova ha perso una verginità. E’ sveglio e ha capito che la ruota gira e può toccare anche a lui farsi male fino addirittura a perdere. Una novità per lui.
Inizierà a rispettarli di più. Alla fine è segretario di un partito culturalmente di sinistra. In quel pantheon forse non c’è più il compagno Togliatti ma sicuramente c’è più Berlinguer che De Gasperi e Fanfani.
Come rispettarli? Con metodo e col merito. Le carte continua a darle lui, e questo in politica è decisivo.
Il metodo è appaltato al celeberrimo “metodo Mattarella”, exit strategy delle grandi emergenze e dei grandi pantani, che Renzi ha dimostrato di saper usare in modo sapiente perché resta il numero uno su piazza nelle strategie politiciste.
Il merito sono due argomenti: la scuola, a cui la sinistra pd è sensibile perché buona parte del suo elettorato è lì, e quindi peggiorando in chiave sindacalista la prospettata riforma, e le unioni civili che nelle prossime ore diverranno cavallo di battaglia usato da Renzi in maniera strumentale per riunire nel qui e ora il partito sotto la sua guida. E vivranno tutti felici e contenti. Di nuova in luna di miele. Almeno per il momento.

GR

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