La panzana del derby laici contro credenti sulle nozze gay.

Michele Ainis, di professione docente di diritto costituzionale, firma oggi, sulla prima del Corriere, un commento sulle nozze gay, “il vento che viene dall’Europa”. Il vento. E vabbé.

Ainis parte dal solito presupposto sbagliato che vorrebbe i matrimoni gay strumento di una guerra di religione. Laici contro cattolici, con i primi nei panni dei buoni e dei moderni e i secondi in quelli dei cattivi tradizionalisti.

Da questo errato presupposto fa discendere una serie di considerazioni, magari anche pertinenti, ma assolutamente fuori tema, legate alle solite rimasticature sulla laicità da rispettare. E continua, chiedendosi come farebbe qualsiasi banalotto della rete, «dopotutto che male fanno due omosessuali che si sposano?».

Non so se sia malafede o limite intellettuale, ma dispiace che una parte considerevole del ceto pensante abbia così poca dimestichezza nell’affrontare con la giusta profondità un argomento complesso e insistente più aspetti (giuridici, medico scientifici, sociali, antropologici, filosofici, religiosi) tra loro intrecciati. Più aspetti. Non solo la (presunta) ragione contro la fede.

Il tema non è l’accettazione dell’affettività omosessuale da parte dei credenti, nonostante la parodia di sostanziale intolleranza che il pensiero unico vuole accreditarne, né il matrimonio in sé, né, tanto meno, la definizione dell’istituto matrimoniale e la differenza che ne fa il diritto positivo (su cui anche i cattolici, mi pare, convengano) rispetto a quella di diritto divino.

E allora, volendo rispondere alla domanda tormentone del «che male fanno due omosessuali che si sposano» dico nessuno. A me, adulto eterosessuale, non fanno nessun male.

Questa conclusione può concludere il dibattito? E’ davvero questo il modo per affrontare un argomento che ha una dimensione pubblica? Il centro di tutto è mettere un individuo adulto contro un altro individuo adulto e, sulla base dei rispettivi orientamenti sessuali, verificare che il primo non subisca patimenti nel suo orientamento sessuale a causa della equiparazione col secondo? Il piano su cui impostare la discussione è quindi solo individualistico e sesso-centrico? O c’è dell’altro?

Il grande problema di questo dibattito sono le domande. Dalla loro qualità (e pertinenza) dipende l’orientamento dell’opinione pubblica. Il problema dei matrimoni omosessuali è di ordine generale (e non individuale), di protezione di tutta la società (e non degli adulti eterosessuali) da un danno oggettivo che riguarda i cittadini più deboli e indifesi, ovvero i bambini.

Va fatta una premessa. Laddove esiste il matrimonio omosessuale vi è la possibilità per gli omosessuali almeno di adottare. L’unico paese che, almeno sulla carta, lo impedisce è la Germania, che da una parte equipara in termini di diritti la coppia omosessuale a quella etero unita in matrimonio, dall’altra nega ai primi la possibilità di adottare. Separare il tema del matrimonio da quello della genitorialità significa essere parziali, reticenti e poco logici anche in scienza giuridica. Se il presupposto per adottare è il vincolo coniugale non si vede perché, approvati i matrimoni paritari (o unioni civili che ricalcano lo schema matrimoniale in fatto di attribuzione di diritti), a una coppia gay dovrebbe essere negata la possibilità di adottare. Giuridicamente hanno tutte le ragioni per rivendicare il diritto alla adozione. E infatti in Germania, a colpi di sentenze, la magistratura di fatto sta autorizzando le coppie omosessuali alla adozione.

Il piano della discussione è quindi laico. Il diritto al matrimonio come cavallo di troia per rivendicare un inesistente (anche per gli eterosessuali) diritto a diventare genitori. Le domande, quindi, sono altre e hanno a che fare con la “giustizia”, non intesa in senso giuridico ma come valore che dovrebbe essere condiviso e affermato dalla umanità. E’ giusto che un bambino possa essere privato per legge (e non per fatalità o tragedie) del padre e/o della madre? E’ giusto costruire una società adulto-centrica che sacrifica il diritto dei bambini in nome di presunti diritti dei grandi? E’ culturalmente giusta una società che nega a un bambino “il miglior mondo possibile” già in partenza, privandolo di una delle due figure genitoriali per fare esperimenti sociali?

Esperimenti sociali. Perché da laico il dibattito diventa scientifico. La scienza – quindi la psichiatria infantile – cosa dice a proposito? In relazione alla crescita di un bambino conta la complementarietà sessuale dei genitori in funzione della sua necessità di costruirsi una identità o è un dato neutro che può essere anche accessorio perché in fondo conta solo l’amore (che ovviamente anche una coppia omosessuale può dargli)?

Affermare il contrario – e cioè che maschio e femmina non sono portatori di una peculiarità nella educazione di un bambino – significa mettersi sullo stesso livello di chi accreditava bontà scientifica alle panzane di Stamina sulla base del sentimentalismo diffuso. Con i ventriloqui pro matrimonio omosessuale nei panni de Le Iene.

Significa mettersi fuori dalla scienza. Nutrire uggia antiscientifica. Ideologica o quanto meno strabica, intermittente.

Ci si può convincere di tutto, tutto può essere modificato, ma tutto va dimostrato. Con dati di fatto e metodo scientifico, e non con i moti sentimentalisti del «ma che ti cambia sei i gay si sposano?».

Fingere che non esistano studi secolari, sempre più raffinati dal tempo e corroboranti l’importanza della complementarietà sessuale nella crescita di una persona, significa non voler dibattere in modo complesso.

Espungere dal dibattito fru-fru questi dati di fatto, acquisiti e unanimemente condivisi dalla medicina, è un grave errore. Mettere la testa sotto la sabbia senza voler allargare il dibattito sulle unioni gay alle conseguenze che esse determinerebbero sulla società, anche in funzione di questo aspetto, significa nella migliore delle ipotesi soffrire di nanismo intellettuale, nella peggiore di essere affetti da cinismo e disonestà.

Altro che la panzana del derby laici contro credenti. Il dibattito è tutto laico e insiste sull’uso della ragione. Possibilmente ad ampio spettro.

GR

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9 pensieri su “La panzana del derby laici contro credenti sulle nozze gay.

  1. Nel tuo articolo parli di matrimoni gay, non nomini le unioni civili. Un’ apertura nei confronti di quest ultime costituirebbe un’apripista analogo alle adozioni ed agli uteri in affitto?

    1. Il dibattito non è di carattere nominalistico (chiamarli matrimonio, unioni civili o pippo poco importa) ma sui diritti che ne discendono. Laddove l’unione omosessuale è regolamentata al pari del matrimonio, queste hanno diritti alla genitorialità. Ergo se si è contrari a questa evenienza, bisogna essere contrari alle unioni civili.

      1. Le unioni civili omo proposte dal ddl Cirinná non vengono equiparate ai matrimoni. Si specifica, inoltre che non sono previste le adozioni per coppie dello stesso sesso. In questo caso si puó essere a favore delle unioni civili?

  2. Non voglio essere ossessivamente pignolo, ma occorre fare una doverosa e per niente ininfluente precisazione. Rossi, gli omosessuali possono già sposarsi in Italia (come in ogni parte del mondo), perché il matrimonio NON è precluso alle PERSONE omosessuali, bensì alle COPPIE omosessuali, dove con “coppie omosessuali” non s’intende “coppie DI omosessuali”. Al legislatore, giustamente, non interessa l’orientamento sessuale dei contraenti (che, fra persone consenzienti, è sempre legittimo), bensì “solo” la composizione sessuale della coppia, l’assortimento sessuale della coppia, non so come dirlo meglio.
    Se io, maschio, adulto ed omosessuale quale sono, vado al comune con una donna, quale che sia il suo orientamento sessuale, possiamo tranquillamente sposarci.
    Lo stato non fa alcuna discriminazione nei confronti dei suoi cittadini: l’orientamento sessuale non è un impedimento per contrarre matrimonio: se così non fosse, non avremmo mai sentito parlare di tutte quelle persone che, ahimé, facevano/fanno la cosiddetta “doppia vita” (coniuge del sesso opposto “in pubblico” e partner dello stesso sesso “in privato”), per paura dello stigma sociale che, seppur positivamente in diminuzione, ancora resiste in certe zone più “periferiche” (ed io lo so benissimo).
    Nella speranza di non aver arrecato fastidio, Le auguro un buon fine settimana.

    1. Puoi farlo, certo. Ma oltre lo sberleffo di esserti sposato in quanto omosessuale cosa resta?
      Ti sposi col trucco, ma il trucco lo fai su te stesso. Allo Stato poco importa dell’orientamento sessuale dei singoli. Importa dello orientamento sessuale della coppia perché, caro Giancarlo, il matrimonio a cui tu vorresti essere equiparato trascende l’individualità del singolo (orientamento sessuale incluso) ed è centrato sulla unione di due individualità, quindi sulla coppia.
      Se tu ti sposi con una donna e il tuo (presunto) compagno fa altrettanto con un’altra donna, i diritti reciproci che dite di vantare come e in quanto coppia, comunque non vorrebbero tutelati. E che hai risolto?
      La prospettiva è evidentemente incentrata sulla legittimazione della coppia omosessuale e non dell’orientamento sessuale dei singoli.
      Sposarti in quanto Giancarlo è un abbrivio dal riscontro velleitario che nulla toglie e nulla aggiunge. Anzi, forse qualcosa toglie.
      Saluti.

  3. Sono stato evidentemente frainteso. Non ne facevo né un discorso “etico”, né “morale” o, peggio ancora, “moralistico”.
    Stavo solo facendo un discorso logico per dire che, dal punto di vista della legge, tutti i cittadini godono degli stessi diritti, compreso quello al matrimonio e che l’orientamento sessuale non è discriminante rispetto all’accesso a quell’istituto.
    Le conseguenze sociali e, se vogliamo, morali non erano al centro del mio commento che, era e restava, squisitamente “tecnico”.

  4. Gennaro seguo e condivido molto di quello che scrivi. Mi fermo invece sul punto adozioni e unioni civili, perchè a diferenza tua penso si possano prevedere le unioni civili come istituto che facilita a conviventi il riconoscimento di diritti slegati alla genitorietà come quelli patrimoniali, di assistenza, di privacy ect. Renderei possibili anche le adozioni in quanto a monte sono “assegnate” da un giudice che verifica l’adozione in base a criteri che danno la precedenza a coppie etero sposate; se non ci sono le condizioni per crescere un bimbo orfano nella migliore delle famiglie possibili, penso sia giusto consentire l’adozione anche a coppie meno tradizionali piuttosto che rimangano in orfanotrofio.
    Quindi ti chiedo perchè il tuo no alle unioni civili? E perchè no all’adozione a coppie omo nei casi che non ci siano coppie etero sposate prima o conviventi in seconda scelta idonee all’adozione?

    1. Ciao Davide, provo a risponderti brevemente.
      Dritti.
      Sono già tutelati individualmente, andrebbero solo sistematizzati in modo organico magari in T.U. L’unica cosa che resta fuori è la reversibilità della pensione, legata appunto alla coppia unita in matrimonio. Ergo se l’obiettivo sono i c.d. diritti civili non c’è bisogno delle unioni civili, che sono né più né meno del matrimonio e servono per accedere a fantomatici diritti alla genitorialità (questo è il punto per me). Si parla di diritti civili per avere diritti alla genitorialità.
      Adozioni.
      Numeri alla mano in Italia ci sono 7 coppie aspiranti adottanti per ogni minore adottabile. Credo che non ci sia bisogno delle coppie omosessuali.

      1. Le unioni civili sarebbero il modo migliore per sistemare i diritti dei conviventi in modo organico. Nel particolare della reversibilità pensionistica, questa è un problema di sostenibilità dell’Inps che la eroga e per me sarebbe auspicabile un ricalcolo in base agli anni di convivenza e figli minori, sia per quelle delle coppie sposate che per le future unioni civili.
        Estendere l’adozione alle coppie omo anche se poi nelle graduatorie non arriveranno mai a trovare bambini da adottare, è un atto dovuto per dare pari diritti

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