La maestrina tanto potente quanto disonesta che “impone per forza”

Vado subito al punto. Nessuna personalità mondiale incarna meglio di Hillary Clinton la disonestà intellettuale moderna camuffata da progressismo. E non a caso è la maestrina più autorevole, influente e considerata della dottrina corrente con uno stellone politico persistente da oltre vent’anni con proiezioni addirittura in ascesa.

L’ex Segretario di Stato candidato democratico alle prossime presidenziali Usa è l’archetipo perfetto di quel modo di intendere il potere che alla banalità opportunistica di sposare le cause falso progressiste intrise di sentimentalismo, falso vittimismo e dissociazione della libertà dalla verità (con la minuscola), abbina alla prepotenza culturale di chi intende il potere legale in un assolutismo da imporre per legge, disarmanti slanci di discrezionalità. Una discrezionalità non figlia di ravvedimenti ma di quel pecunia non olet che fa chiudere un occhio su robe macroscopiche.

I fatti. Clinton afferma superbamente, come farebbe il potente che non riconosce alcun freno, consapevole di averli superati da un pezzo, che «Codici culturali profondamente radicati, credenze religiose, e propensioni strutturali dovranno essere cambiati. Le leggi non contano molto se non sono imposte con la forza non solo sulla carta ma in pratica, e le decisioni devono essere messe in atto con risorse e volontà politica».

Enforced, dice. “Imposte con la forza”. Lo Stato democratico dittatore etico che programma in forza di legge “l’uomo nuovo”. Con la forza. E’ lui che decide l’essere, il dover essere e il cosa pensare. Con la forza. Ma perfettamente legale.

La possibilità che la libertà altrui formatasi dentro il dialogo con la propria coscienza sia una opzione culturale da rispettare e integrare nel circuito plurale della democrazia non solo non è contemplata. Va annientata. Enforced. La dottrina va imposta con la forza.

Clinton da una parte si batte per liberare le donne dalle “gabbie culturali e religiose” – le sue, evidentemente, che parla a nome loro e si erge a giudice della coscienza collettiva – e in ogni dove si fa paladina dell’agenda Lgbt (e i diritti, e il matrimonio, e l’omofobia, e tutta la tiritera arcinota), dall’altra accetta donazioni per 28 milioni di euro dalla Arabia Saudita che su questo come su tanto altro, forse tutto il resto, è assai lontana da qualsiasi standard minimo di rispetto dei diritti umani (non civili, umani) e considera, tra le altre cose, l’omosessualità illegale, punibile con la reclusione, pene corporali da comminare anche in pubblica piazza, pena di morte. Altro che matrimonio. In Arabia Saudita l’omosessualità è perseguita.

E allora che succede? Succede che si disvelano le gabbie della Clinton, ovvero la corruzione morale e la disonestà intellettuale. Da una parte vuol imporre il suo punto di vista banalissimo dell’esistenza e piatto della società, dall’altra chiude un occhio e accetta i finanziamenti di chi non ha nessuna alfabetizzazione democratica ma si paga l’immunità dalla “imposizione per forza” della legge della Clinton a botte di milioni di euro.

Se l’Arabia Saudita fa schifo, dovrebbero far schifo anche i suoi soldi. L’Arabia Saudita è anche i suoi (tanti) soldi. E allora si torna alla casella di partenza di questo gioco dell’oca. I “diritti” da affermare sono un paravento che si accende a intermittenza a secondo dell’interlocutore – della sua latitudine geografica e della forza economica che gli consente di essere persuasivo su altro – perché tutto è ontologicamente relativista, anche i diritti umani e civili da affermare.

E arriviamo al punto. Se accetti di farti finanziare da una monarchia islamica, cosa legittima, non vuoi affermare un bel niente. Ti servi di questa invenzione tutta culturale della causa omosessuale (pretesa al matrimonio, pretesa al superamento del dato biologico, pretesa a dirsi famiglia, pretesa alla genitorialità), come pars destruens dei cascami di una cultura – figlia delle religioni – che magari non sarà perfetta ma resta l’unico argine al controllo sociale ed è l’unica liberatoria dalla protervia del conformismo collettivo che da una parte mira ad annullare le differenze per livellare tutto su un piano indistinto, dall’altra non vuole opposizione e macerazioni morali rispetto alla possibilità di trasformare le persone in cose soggette alla legge del più forte, dentro quella vasta gamma di pratiche che va dall’aborto di massa che i costumi ormai intendono  come anticoncezionale postumo, alle sperimentazioni biosociali, all’uso degli embrioni, alle tentazioni eugenetiche, alla liceità culturale dell’utero in affitto. Tutte cose che per i codici della cultura che la Clinton vorrebbe cancellare con la forza violano la dignità dell’essere umano e sono tra le altre cose anche grandissimi business. Soldi. Come i riyal sauditi con cui farà la campagna elettorale.

La meschinità dei buoni. La falsa coscienza. Di tutto ciò Hillary Clinton è il case history più emblematico. Altro che corpo delle donne, lotta alla omofobia e “stesso amore, stessi diritti”. La ciccia è sempre quella, i soldi. Quelli che la Clinton maestrina della coscienza collettiva “dell’occidente ingabbiato dai codici” che non le piacciono, si prende da chi alle donne proibisce persino di guidare e vestirsi come vogliono e gli omosessuali perseguita.

GR

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