Ciò che resta della Legge 40 è il diritto di eliminare i malati.

Il mainstream annebbiato dal conformismo, dal mito dell’edonismo, si è convinto sia una buona causa la distruzione della legge 40 a colpi di sentenze. Non c’erano dubbi, del resto. Successe la stessa cosa ai tempi del referendum abrogativo nel 2004. In quell’assemblato radical-chic si ammassavano le nostre élite, i media, le starlette con la coscienza in ferie e la conoscenza ostaggio di un primato femminista imbroglione che impudicamente nascondeva desideri edonisti con la dittatura prepotente del materialismo “senza se e senza ma”. Il referendum lo persero malissimo ma si sa le cattive idee possono rientrare dalla finestra e trovare nuove sponde. Quel guazzabuglio saccente e disomogeneo continua a vivere e lottare insieme a noi coi suoi tecnici spacciati per scienziati, coi lanzichenecchi senza verità di cittadinanza, interessati solo agli effetti collaterali della crociata, da scienziati arrendevoli, da ministri di culto espressione di un anticlericalismo trito e mal aggiornato, da veline profane dedite alla causa del femminismo rampante. E allora anche a distanza di 11 anni ti accorgi di quanta distanza c’è tra la saccenteria di chi teorizza e la divergente convinzione di cosa viene teorizzato.

Sui temi etici questo mainstream che si intende moderno per autocertificazione nega la sua fascinazione verso il nazismo. E’ il solito problema della pregnanza del linguaggio sul reale. E’ un problema di vergogna, quasi di pudore, nell’ammettere ciò che si è? O è distrazione, equivoco, mancata autocoscienza sul proprio essere? Chi lo sa quel che è. Resta l’indisponibilità a non chiamare le cose col nome proprio.

Per dire. La chiamano diagnosi pre impianto ma di diagnosi non c’è niente, Non si diagnostica nulla. Semplicemente si elimina. E allora perché non metterla giù chiara? Si dica senza giri di parole che eliminare in provetta è un diritto. Si ammetta che c’è un diritto indebolito del disabile a nascere. C’è un elemento di discriminazione, il sano può nascere, il disabile ha un diritto indebolito. Si chiama eugenetica e sappiamo chi la faceva. Stiamo nel campo dei sacrifici umani e non della libertà. Si creano vite in laboratorio sapendo a priori che si potranno scartare perché in sovrannumero o malate. Eugenetica camuffata al sapor di scientismo superstizioso. 

Le malattie continueranno a esistere e di certo non è la diagnosi pre impianto cosiddetta la soluzione perché il piano dello scarto preventivo in laboratorio elimina la persona e non la malattia. Invertendo la missione della medicina. I giudici che in questo decennio hanno distrutto la legge 40, unico caso in cui il santo graal del “voto referendario da rispettare” si sospende, ci stanno convincendo del contrario e una delle leggi più civili di Europa è via via smantellata dalla dittatura giudiziaria, che è l’abuso che questo Paese sopporta un po’ su tutto. La legge 40 era una legge civile non perché fosse perfetta ma perché raggiungeva un punto di compromesso avanzato tra i diritti delle coppie e quello del nascituro a cui una civiltà che si vuole davvero tale deve riconoscere i presupposti essenziali.

Oggi la nuova sponda è quella particolare dittatura chiamata Magistrocrazia che un po’ su tutto non si limita a interpretare e a applicare la legge ma si erge a controllore della legalità, supplente della realtà sia quando le leggi ci sono, sia quando le leggi non ci sono. In materia di fecondazione assistita è un crescendo che mena il can per l’aia da due lustri.  Ora è arrivato il turno di riconoscere il diritto a eliminare i malati dentro formule lessicali ovviamente più edulcorate. E allora, alleata al mainstream, vuol indurci a pensare che la realtà va coniugata con l’infamia del relativismo senza confini, che niente riconosce. Neanche i presupposti essenziali. Che il tutto può essere filtrato e prosciugato dalla lente della pseudo scienza che individua i limiti umani oltre i confini della vita nascente. La loro violenta frustrazione contro l’embrione, contro ciò che la loro sicumera non vede  e che quindi non esiste e che può essere manipolato se aggrada, usato se utile, selezionato e buttato via se imperfetto. Un tecnicismo aberrante che cova velleità di ergersi a supplente permanente delle lezioni della natura, suggellando il primato dell’ideologia del laboratorio che serve ad illuderci che la missione della scienza non sia curare ma discriminare, cavalcando la schizofrenia modernista e i suoi vizi che vedono l’accoglienza e la carezza verso il desiderio per il quale l’embrione è stato concepito, come un fastidio arcaico.

La missione non è più l’aggressione della malattia per vincerla ma guardare in cagnesco l’uomo, eliminare quello cattivo che fin dal principio manifesta “colpe genetiche”. Un’idea di medicina colonizzata dall’arida tecnica, che gioca disinvolta con l’equazione “possibile uguale lecito” per coprire ciò che non è riuscita a fare, con il tecnico di laboratorio nuovo pastore di questa chiesa.

Grazie all’accomodante conformismo dei media ci vogliono convincere che questa sia la verità. Ci vendono la storia del martire embrione vittima necessaria per assetare la nostra avidità e la nostra rivendicazione di “diritti” che ovviamente sono “diritti civili”, sempre più foglia di fico di un modello culturale adultocentrico che intende dare valore a embrioni (ma anche a neonati, bambini e minori) solo se funzionali ai suoi desideri. Della necessità di trovare nell’embrione le risposte che possano dare un senso di quiete all’attesa sfrenata delle nostre malattie, perché in fondo l’embrione è un indifeso che non può avere altre regole se non quelle del laboratorio. Perché è materiamateriasolomaterianientaltrochemateria.

Saremo migliori da destinatari della pozione di invulnerabilità alle malattie per noi e per la nostra razza. Avremmo più tempo per coltivare il nostro edonismo e risparmieremo tempo prezioso nell’accoglienza di una vita francamente difettosa. Saremo migliori per destino, super uomini senza aver letto Nietzsche, autorizzati al rilascio del bollino da laboratorio che affibbia un giudizio di qualità sulla vita nascente e ne riconosce la sua attitudine a esser degna di conoscerci e poterci frequentare grazie agli sceriffi del microscopio che l’hanno indagata grazie alla fuffa della diagnosi pre impianto, unico giudice della conformità della vita alla nostra verità. Cosicché potrà darci like ai nostri post contro “l’oscurantismo” della legge 40. E non importa se in quel microscopio c’è vita, indifesa come tutte le piccole vite, da accudire con più dolcezza come tutte le vite malate, da salvare dalla spietatezza del mito della tecnica del vitro e dai suoi mecenati che la programmano per manipolarla e la manipolano per ucciderla.   

GR

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