Italicum, comunque vada sarà un successo. Per Renzi.

Meglio morire oggi o tra tre anni? Basta dare una risposta logica a questa domanda per capire le sorti dell’Italicum e convenire che la proposta di modifica alla legge elettorale passerà agevolmente.

Certo, possiamo dire che l’Italicum è passabile perché a dar credito alle vestali senza pulpito che gli fanno le pulci significa non aver capito niente su come funzioni la dialettica politica di casa nostra, avvitata sul metodo della strumentalità delle posizioni che si contrappongono per riproporre all’infinito il gioco delle parti, minuetto sempiterno di questo Paese. Perché oltre a quel che si dice è importante chi lo dice, e chi se la prende con Renzi è così poco credibile che nel gioco degli specchi riflessi fa vincere il premier Renzi più per i demeriti altrui quanto per meriti propri.

Potremmo aggiungere che passerà perché gli argomenti usati contro di esso sono in realtà i suoi punti di forza, altro che democrazia in pericolo, e segnano grande discontinuità metodologica e culturale rispetto a un passato, anche recente, che ha equivocato fino a barattare agibilità politica, governabilità e doveri decisonali con la retorica democratica innamorata del culto della partecipazione che cristallizza le istituzioni e ne impantana le decisioni. Perché la buona politica è quella che decide e si prende le sue responsabilità e dare il premio di maggioranza non alla coalizione ma alla lista (da non confondersi col partito), abbassare le soglie di sbarramento ed evitare i ricatti dei partitini rappresentano un passo avanti non da poco per rendere più forte il nostro impianto democratico.

Tutto vero, ma non basta per capire perché l’Italicum passerà senza colpo ferire. C’è infatti un motivo che sovrasta quelli precedenti, che magari li integra dandogli presentabilità formale ma che vive di luce propria ed è legato alla sopravvivenza di una classe parlamentare consapevole di giocarsi in questa legislatura gli ultimi fuochi (indennità, diarie, prerogative, benefit, parlo di vil denaro, insomma), che verrebbe licenziato tempo zero qualora la riforma non passasse. Detto in modo più chiaro: oggi più che mai questo parlamento è fatto da quasi mille Antonio Razzi, con il povero Razzi infamato a portare la croce del peone opportunista.

L’Italicum passerà perché Renzi si gioco tutto ma fino a un certo punto, diciamo nel breve, perché nel lungo ha molto più filo (e credibilità) dei suoi nemici interni ed esterni al Pd. Si gioca molto, questo sì, ma sa che perdere una battaglia non significherebbe perdere la guerra. Posto che il corpo a corpo sull’Italicum non lo perderà perché ha già dimostrato che nei momenti decisivi è er più figo del bigoncio avendo più talento strategico degli altri. Elezione di Mattarella docet. L’Italicum passerà perché Renzi, oggi, abbina al talento strategico la forza politica e sa che comunque vada per lui sarà un successo. Per gli altri no.

Renzi ha la forza di un imperatore e ha almeno due strade. I suoi oppositori praticamente nessuna per il semplice fatto che Renzi ha i voti, loro no. Con l’Italicum Renzi avrebbe un’arma nuova e cioè la facoltà di licenziare” questo parlamento e la pattuglia parlamentare del Pd che, fatta salva la fisiologica transumanza, resta a forte trazione bersaniana (le liste le fece Bersani candidato premier) che oggi, col centrodestra non pervenuto da tempo, rappresentano l’unica opposizione al premier. Con la legge elettorale in tasca in qualsiasi momento della legislatura potrebbe rispondere alle recalcitranze della minoranza interna cercando l’incidente parlamentare prologo alla apertura di una crisi “governata” e successivo ricorso al voto (un’altra maggioranza parlamentare è tutta da inventare e allo stato è un’ipotesi fantascientifica), così pensionare anzitempo il suo gruppo parlamentare, liquidare definitivamente il potere di veto parlamentare dei D’Alema, Bersani,  Fassina, Civati, Letta, che oggi controllano buona parte del gruppo parlamentare del Pd e farsi (finalmente) il parlamento “fai da te” stile consiglio comunale coi parlamentari ridotti a semplici consiglieri comunali (che contano zero e non hanno alcun potere ricattatorio nei confronti del sindaco).

Se l’Italicum non passasse, idem. Il governo cadrebbe (c’è il voto di fiducia) e il processo di cui sopra, inclusa l’inesistenza di una maggioranza alternativa a questa, non verrebbe che accelerato nelle tempistiche. Si andrebbe al voto col c.d. Consultellum e quindi con un sistema proporzionale puro che gli darebbe una maggioranza schiacciante (il Pd è di gran lunga il primo partito italiano) e potrebbe fare una campagna elettorale con le stimmate del giovane che c’ha provato ma è stato impallinato dal fuoco amico di un classe dirigente che ha già dato, che non vuol cambiare niente e che per questo gli ha messo i bastoni tra le ruote. Farebbe la campagna elettorale perfetta, da “nuovo” e da “vittima”. Un approccio che in assoluto rende sempre in campagna elettorale e che nel caso di specie renderebbe Renzi ancor più credibile nel gioco della contrapposizione, vista la storia di D’Alema&C. e loro eredi. Esito: rottamerebbe definitivamente la minoranza interna visto che i democrat possono benissimo prescindere da Fassina e accoliti ma non da Renzi. E torniamo, come se fosse un immaginario gioco dell’oca, al punto di partenza: Renzi ha i voti, gli altri no.

In qualsiasi caso il premier impera. Matteo Renzi, gioco, partita, incontro.

GR

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