Il pregiudizio anticristiano

Bruciati vivi, buttati a mare, se va bene soltanto sgozzati.
Quelli più massacrati in giro per il mondo sono i cristiani.
Non discriminati, ma fisicamente massacrati. Una morte di prammatica che arriva sempre come conseguenza del dolore patito.
E’ cronaca, questa, è (sarebbe) facile anche per non i credenti convenirne. Almeno se si vuol fare amicizia col principio di realtà.

Eppure il modo con cui vengono date certe notizie in occidente colpisce.
“Cristiani uccisi da una bomba”, “cristiani arsi vivi”, “cristiani giustiziati”.
Tutto in molto impersonale, asettico.
Si usa quel tono con cui si parla di altri, di estranei che fanno parte di uno strano culto o di qualche tribù di selvaggi di cui talvolta si è sentito parlare e poi boh.

“Ah, sì, cristiani, una volta ne abitavano anche vicino a me, sembravano tanto brave persone”. “Sai, ne avevo uno in ufficio, qualche anno fa. Un po’ silenzioso però tranquillo. Diceva che la domenica andava a messa. Mah”.

“Cristiani? Ma ce ne sono anche qui?”
Il punto è in questa domanda, in quel “qui” che ragiona e si pone al cospetto dei massacri dei cristiani come se l’occidente fosse altro. Come se noi non fossimo tutti fatalmente cristiani. Come se chi è chiamato a ragionare sulle persecuzioni abiti un punto esterno rispetto al mondo.
Le spallucce sulle recrudescenze fa il paio con quello che subiscono i cattolici ogni giorno dal mainstream, perfettamente coerente a quel che ci propina il conformismo saccente dei giornali, delle tv, del cinema, della musica ma anche delle università e persino delle scuole elementari. Teatri di controcatechismi che marciano divisi per colpire uniti e finalizzati alla rimozione del dato cristiano come punto storico peculiare che da una parte ci distingue e dall’altra sarebbe da per preservare per preservare civiltà, alla relativizzazione permanente, alla diffamazione, irrisione e criminalizzazione dei cristiani (e penso a come vengono trattati quelli che, impalati e in silenzio, osano leggere un libro in piazza).

I massacri dei cristiani sono la prova provata che il pregiudizio che ammorba l’occidente è divenuto cultura di massa (visto che le leve di cui dispone sono tv, arti, università, ecc.) che instilla come reazione balbettii che insistono nelle migliore delle ipotesi sul diritto di cronaca, e a volte manco quella, e sostanziale indifferenza, con la conseguenza, tra le altre, di aver privatizzato il dolore dei massacri ai soli credenti, un po’ come se Auschwitz fosse pianta solo da ebrei e israeliani e non fosse quel he è: uno dei punti più bassi in cui è precipitata la civiltà su cui tutti devono convenire e reagire.

La cifra culturale della civiltà occidentale moderna è questo mastice che tutto lega nelle sue scale di grigi e rispetto a questa cultura schifosa e imbrogliona che rinnega, rimuove e sostituisce il “tutto” con un benamato niente, resto convinto di un fatto. Chi oggi vuol provocare, fare teppismo (intellettuale), essere ribelle non ha che una scelta: dirsi cristiano e vivere da cristiano. Tutto il resto è mondanità che di riffa o di raffa fa intelligenza con quel pregiudizio e quindi con la noia e la disonestà intellettuale.

 GR
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