La sospensione di Tortosa. Tortura al quadrato.

Per stare con Tortosa non bisogna avere il poster di Gasparri sopra il letto o essere elettori di Daniela Santanché. Non bisogna avere venature poliziesche nel proprio modo di stare al mondo e ordinare le cose della vita. Non bisogna covare sentimenti di rimozione rispetto a quanto successo nella Diaz.

Per dire che Tortosa è oggetto di un provvedimento ingiusto e sproporzionato basta avere onestà intellettuale e un minimo di cultura giuridica (roba da terza elementare, eh).
La stessa cultura giuridica che è stata negata in questi 14 anni sui fatti di Genova a cui il tramestio del tempo ha aggiunto alla tortura subita la copertura della tortura stessa e che è stata solo oggi ripristinata dalla Corte di Strasburgo.

Questo per dire che l’unica connessione tra la Diaz e la sospensione di Tortosa è nella ingiustizia patita dai tanti a Genova e dal singolo oggi. Il resto è congettura e pregiudizio. Acrobazie intellettuali inquinate che si tengono con lo sputo come tutto ciò che è accanimento e linciaggio mediatico verso i capri espiatori.

Tortosa è stato “sospeso dal servizio”, stando alle parole del capo della Polizia: provvedimento vago che non spiega cosa si contesta nel merito a Tortosa. Spazzatura sommaria, robaccia culturalmente grillina che nega persino l’abc del diritto: mi dici cosa cosa ho fatto e cosa ho violato, cosicché io possa difendermi.

Si va a caccia di agnelli sacrificali, non c’è una contestazione formale perché nulla si può contestare nel merito se non la manifestazione del pensiero in quanto tale da parte di chi crede di essere “coscienza collettiva”.

Uno Stato che si vorrebbe (anche passabilmente) di diritto punisce la libertà di pensiero. Come nelle peggiori dittature. E torniamo alla cultura giuridica latitante: in uno Stato di diritto il limite ultimo verso cui può spingersi il potere statuale nel comminare una punizione è legata al tentativo di porre in essere atti finalizzati in maniera diretta e inequivocabile alla commissione di un condotta criminosa.

Nel caso di Tortosa non c’è alcun tentativo di fare un crimine né apologie di alcunché. Si processa, ovviamente sommariamente e dentro il tritacarne mediatico, e punisce neanche le intenzioni ma la mera manifestazione del pensiero e invece la conquista più grande dei sistemi liberali e dello stato democratico è quella di aver sostituito la punibilità delle intenzioni e dei pensieri a quella dei fatti (anche solo tentati).
E allora:
1) non capire questa cosa;
2) chiudere un occhio sui principi perché Tortosa è uno sbirro;
3) con-fondere artatamente quello è successo nella Diaz con il post di Tortosa creando una relazione tra le due cose

è pratica che mette in bella copia il “colpirne uno per educarne cento”, che non è una massima di Milton Friedman né di Karl Popper ma di Mao Tse-Tung.

E’ disonestà intellettuale o ignoranza a seconda dei casi, e comunque sempre regressione giuridica.

GR

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