I capponi di Renzi

Ok, non fidarsi mai delle dichiarazioni di voto fatte alla unanimità, meglio il voto a maggioranza, meglio dividersi, meglio sapere chi sta con noi e chi no. Ma se Renzi, come pare, riuscisse a eleggere Mattarella in questo modo, avrebbe fatto il più grande capolavoro politico degli ultimi 20 anni.
Dire “si è consegnato alla minoranza” è una cretinata di logica politica. E’ semmai vero il contrario: ha studiato i punti deboli dei suoi oppositori, ha tirato la linea e ha strumentalizzato un profilo – Mattarella – che ha il merito di essere equidistante, essendo equivicino, a tutto il centrosinistra. Il nome di Mattarella è come la pelle dei coglioni, la si può tirare a destra o a sinistra in base alle convenienze. Ovvio che non sia il candidato preferito da Renzi. Finora la forza del premier non è stata quella di imporre un uomo del suo inner circle ma di rivendicare monopolio nella scelta. Lui e solo essere lui dà le carte per la partita, e non solo perché il Pd ha quasi la metà dei grandi elettori e sa, quindi, che il nuovo presidente della repubblica dovrà essere grato solo a lui per la sua elezione. Renzi ha in primis fatto un compromesso con se stesso, ha cercato un profilo di mediazione, autorevole, possibilmente nelle seconde file e non impantanato nelle miserie quotidiane, buono a federare il partito grazie alla sua storia equivicina. Chi è forte può farlo e Renzi indubbiamente lo è.

Non solo. La strategia quirinalizia di Renzi smentisce le cazzate mandate a memoria finora dai Travaglio e dagli Scanzi, tipo “ha risuscitato Berlusconi”, “Berlusconi è indispensabile per Renzi”. Non è così, non lo è mai stato, Berlusconi è sì indispensabile ma i meriti della sua indispensabilità vanno intestati al M5s e alla sua inutile strategia di congelare 1/3 del parlamento sulla base della propria presunta purezza. Il resto, stante gli attuali rapporti di forza, è conseguenza.
Renzi stava tra due fuochi – minoranza interna e Berlusconi – e da imperatore è riuscito ad elidere entrambi, cristallizzandoli nelle proprie debolezze.

Scenari.
Renzi ha perseguito un disegno di raffinata arguzia. Finora è andato a geometrie variabili ma con Mattarella al Quirinale gioca finalmente una partita politica nuova perché trasforma la minoranza Pd nel grande cappone e fucila definitivamente un morto politico come Berlusconi e lo consegna alla impalpabilità, appuntandosi alla giacca il merito – grande merito politico – di aver portato Berlusconi alla partita del Quirinale disarmato e senza argomenti ricattatori. Alfano, al solito, come la temperatura del Brennero in questi giorni della merla: n.p.

Vero, servono i voti di Berlusconi per fare le riforme. Ma l’ex premier ora è chiuso in un imbuto: può andare all’opposizione su tutto – e non sarebbe credibile visto che quell’area è presidiata da sempre da quell’animale politico di Salvini – o continuare a tenere bordone al premier e a quel Patto del Nazareno da entrambi sottoscritto, ma da posizioni prone e politicamente sempre più deboli. Se Berlusconi continua a sostenerlo nulla questio dal punto di vista di Renzi. Non cambia niente.
Se invece l’affaire Mattarella al Colle ha davvero determinato un serio risentimento umano e politico nell’ex premier (le due cose in lui sono da sempre fuse e confuse) tanto da far venir meno l’appoggio sulle riforme, per Renzi è persino meglio. Con un presidente della repubblica finalmente eletto e nel pieno delle sue funzioni può cercare l’incidente parlamentare su quelle riforme su cui è richiesta l’indispensabilità di Forza Italia e su cui su lo stesso Pd è spaccato e tornare alle urne. Non avrebbe più una maggioranza, non ci sarebbe la possibilità di formarne una nuova, si potrebbe (finalmente) andare al voto o con l’Italicum innovato grazie a nuove maggioranze (rimettendo in gioco quindi le liste semi bloccate che piacciono a Berlusconi e che sono uno dei pochi veti che ha imposto a Renzi) o, più verosimilmente, col Consultellum e quindi con un sistema proporzionale puro che gli darebbe una maggioranza schiacciante (il Pd è di gran lunga il primo partito italiano) e gli permetterebbe di rottamare definitivamente quella minoranza interna (i D’Alema, i Bersani, i Fassina, i Civati, i Letta che oggi controllano buona parte del gruppo parlamentare del Pd) che oggi si è fatta abbindolare in modo strumentale dalla candidatura di Mattarella e che, anche in relazione alla reazione di Berlusconi, ha rinunciato a giocare gli ultimi fuochi della guerriglia contro Renzi. E’ questa l’assicurazione che si è garantito Renzi nella partita Quirinale. Un’assicurazione nuova e che gli permette di valorizzare anche il suo consenso, visto che lui ha i voti e gli altri no. Altro che si “è consegnato ai suoi nemici”. Oggi e a lungo termine questo è un capolavoro politico.

Chapeau a Matteo Renzi.

GR

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