La notte delle cazzate

Sì, sono sicuramente onesti i Cinquestelle che ieri hanno organizzato l’happening retorico de “La Notte dell’Onestà” (Onestà ovviamente in maiuscolo). Sono onesti come tutti i buoni a nulla. Incapaci di far tutto e quindi anche di rubare.
Servono politici così? E’ utile alla collettività il politico onesto che è tale essendo inetto e cialtrone? Dico di no. E non serve scomodare Benedetto Croce che definiva onesto il politico capace.

Vale più la notte della stenografia (†) o quella dei batteristi mancini che quella dell’onestà perché nel discorso politico il problema non è l’onestà ma il talento, che quando non c’è – ed è questo il punto – costringe a ricorrere a concetti impolitici come l’onestà spacciata come categoria politica, come strumento manicheo del Noi vs Voi, come metro per creare identità politiche vere. Ma è un trucco, maquillage strumentale che serve a coprire le magagne e a mettere la polvere sotto al tappeto dello scarso talento. Immane cazzata verso la quale mettere mano alla pistola. E che induce a porsi come un delinquente matricolato o a spacciarti come galoppino di Denis Verdini, che chissà se sia onesto o meno ma è sicuramente uno con le chiappe chiacchierate e anche lombrosianamente ha la faccia buona per essere accusato di tutti reati.

L’onestà non è né mai sarà categoria politica – e l’occasione è lieta per porgere tanti saluti e buona domenica allo statista di Montenero di Bisaccia, Antonio Di Pietro – ma è semplicemente categoria prima morale che riguarda il rapporto che ognuno di noi ha con la propria coscienza e poi giuridica (quindi tecnica) che si ripercuote nei rapporti che abbiamo con la legge, intesa come sistema di norme regolatrici della società e non come strumento da configurare solo in chiave punitiva come questo populismo confuso e giustizialista lascia intendere.

L’onestà non ha una dimensione collettiva, non può essere argomento di piazze urlanti e bavose. Cazzate. E, anzi, quella che manca, la vera araba fenice, è semmai un’altra forma di onestà: quella intellettuale. Roba rara come la consecutio temporum dello statista di cui sopra. Perché essere intellettualmente onesti non può che indurre a essere “disonesti” politici.

GR

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