L’omofobia dell’omosessualismo.

Chi parla male, pensa male. E infatti ben prima di ogni discorso scientifico, giuridico, antropologico, la summa delle confusioni omosessualiste
inizia dal lessico, dal linguaggio, e in particolare dal termine che ne raduna le fila, e cioè “omofobia”, parola che etimologicamente farebbe riferimento a una paura verso ciò che non è uguale, rimandando implicitamente a un rispetto della altrui diversità. Le diversità, quindi. Bene.

La traduzione pratica del termine però opera in senso opposto. L’omosessualismo militante insiste sulla realtà non per rispettare le differenze ma prima per negarle e poi per annullarle, inseguendo un egualitarismo ideologico che spaccia le differenze per discriminazioni e pretende per sé modelli e strutture (si pensi al matrimonio e annesse conseguenze) proprie della condizione eterosessuale, sancendo, in ultimo, l’abiura delle differenze e del rispetto per le differenze (e la prodromica condanna per chi le nega), in coerenza con lo spirito del termine omofobia. Insomma i veri omofobi sono gli omosessualisti.

Capito il cortocircuito del linguaggio, la sua confusione, le sue contraddizioni, l’uso dissociato e poco pregante rispetto alla realtà, ogni discorso sul resto – scienza, diritto, antropologia – è mera conseguenza di questa premessa.

GR

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