Milano, Italia.

Il punto non è “farsi dare degli omofobi per niente” ma il contrario, e cioè che non ci vuole niente a farsi dare degli omofobi. Il convegno organizzato a Milano dalla Regione Lombardia era infatti “omofobo” ancor prima che si aprissero le porte, perché se tocca difendersi e basta alla domanda “Che fare per evitare di farsi dare dell’omofobo?, la risposta è “Niente”.
E allora bisogna liberarsi dall’omofobia intesa come metro. Non rincorrere cosa vuole l’avversario rispetto a ciò che si dovrebbe dire e fare per non esserlo, e non perché si debba essere violenti ma per l’amara considerazione che l’ascesa pubblica del termine omofobo ha avvelenato il dibattito pubblico in modo permanente, essendo l’astuzia semantica dai caratteri sia preventivi che repressivi da scagliare contro il prossimo che la vede in modo diverso da te.
L’omofobia à la page e detta ogni 2×3 rappresenta il superamento stesso del dibattito inteso in senso ontologico. Perché appunto se testimoni, qualsiasi cosa tu faccia e dica, sei omofobo e lo sei irrimediabilmente; perché l’unica alternativa al non farsi dare dell’omofobo è la consegna del silenzio, stando zitti.
Se l’omofobia diventa manganello preventivo, spiegare che non c’è odio verso le persone diventa inutile, velleitario, accanimento verso se stessi. Va così e bisogna fare amicizia con la realtà. Ergo, sta a noi superare il complesso in cui questo concetto fa sprofondare chi è conscio di non provare moti d’odio verso nessuno. Il sovrappiù è anche quello di fare amicizia con l’omofobia che ti affibbiano. Magari per cambiarle i connotati, visto che questa parola esiste – eccome se esiste! – e con essa dobbiamo convivere e confrontarci per sempre se vogliamo continuare a parlare pubblicamente di certi argomenti. 

E allora il punto non sono errori e leggerezze altrui (vite sterilizzate da macchie non esistono, fare significa sbagliare), né l’omofobia. Il problema è fregarsene del “giudizio” altrui quando questo è privo di spirito critico, discernimento, senso della realtà e insistere nell’opera di testimonianza. Che va fatta perché il nemico non è la cattiva testimonianza intesa come testimonianza imperfetta ma la diserzione, il farsi irrisolti e criticoni, illudendosi che nella realtà esista un punto esterno su cui appollaiarsi per dispensare pillole di perfezionismo ed evitare di sporcarsi le mani con l’omofobia che ti affibbiano. Perché insomma, se si rifiuta a priori l’idea che ci si possa sacrificare fino alla fine – ognuno come può – e donarsi fino in fondo per le cose in cui si crede (un’idea, un amore, un principio), la testimonianza altrui diventa ostica, “sbagliata”, incomprensibile, a prescindere imperfetta, quasi scandalosa. Soprattutto quando viene “chiacchierata” dal mondo.

GR

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...