E’ tutto inutile. La Repubblica e “IL CASO – Il prete pedofilo al convegno anti-gay”.

Ma come dobbiamo fare con La Repubblica? Oggi apre in prima pagina così: “IL CASO – Il prete pedofilo al convegno anti-gay”. Il caso, sì, ma nel senso che in sette parole ci sono due menzogne. Un record.

Si parla della manifestazione organizzata sabato scorso a Milano dalla Regione Lombardia. Un convegno sulla famiglia che diventa “convegno omofobo sulla famiglia” e anti-gay. L’onestà intellettuale dei nostri #jesuischarlie che hanno a cuore la libertà di espressione è questa, la conosciamo a menadito: prima hanno intossicato l’opinione pubblica con questa cazzata della omofobia ripetuta a pappagallo e usata a mo’ di randello e poi sulla base della loro pedagogia vorrebbero varare leggi con il suffisso “fobia” per levare il diritto di parola (e irridere, e criminalizzare) a chi è semplicemente contrario a ogni forma di equiparazione sostanziale tra matrimonio e altre forme di affettività, e questo al di là delle paraculate formali e nominalistiche come le unioni civili per gli omosessuali che, stando al ddl Cirinnà, sono identiche al matrimonio per ciò che concerne i diritti (ma non i doveri), distinguendosi da esso solo nel nome. E’ tutto inutile. Si confonde la distinzione con la discriminazione, si fa egualitarismo su situazioni diverse per auto evidenza, e per chi osa dirsi contrario scatta la patente di “omofobo”.

E tanti saluti alla libertà di espressione.

Ora, il prete pedofilo. C’è che il sindaco di Crema, sulla base di una didascalia fotografica, individua in platea un prete accusato (si noti bene: accusato) di pedofilia. “E’ don Inzoli, quello!”. Tac, scatta la caccia all’untore. La notizia viene girata ai giornaloni e la cronaca al sapor di fango non è il convegno, la gente, la partecipazione, i contenuti dei lavori, No, sostanzialmente il convegno diventa un pretesto per vedere chi sta e trovare la falla strumentale alla tesi che si vuol dimostrare. E così il tutto si concentra prima sull’intervento di un mocciosetto a comando che irrompe sul palco e straparla della solita scemenza sulle teorie riparative dell’omosessualità (menzogna a mezza bocca usata per settimane da Repubblica per impedire lo svolgimento del convegno e sputtanare i relatori), nonostante nessuno ne avesse mai parlato né prima né dopo, e poi sulla presenza del pedofilo in platea usata come prova regina della intrinseca illiceità del convegno.

E’ tutto un giochino a tesi: 1) il pedofilo è un fiancheggiatore culturale dei relatori e delle loro tesi; 2) gli omofobi vanno a braccetto coi pedofili, e quindi, tirata la linea, 3) sono tutti violenti perché 4) omofobia e pedofilia pari sono.

Il livello è questo qui.

E allora che si fa? Sei non sei strutturato, se non hai discernimento, cadi e ti bevi tutto. Se invece ingiustizie e disonestà ti fanno ancora incazzare, ti armi di buona lena e impugni la solita cerbottana da puntare contro i carri armati della informazione e cerchi  di lanciare un po’ di buona sabbia negli ingranaggi della menzogna. E allora inizi a concionare sui massimi sistemi, e a dire per esempio che, sempre a proposito di “distinzione”, c’è differenza tra “accusa” e “colpa”, e c’è che il garantismo, in uno Stato di diritto, vale per tutti, anche per i preti e persino per quelli accusati di pedofilia e quindi figuriamoci se non debba valere per don Inzoli che di pedofilia non è accusato manco per niente, visto che le accuse le formula la magistratura e non un giornale, fosse anche La Repubblica, e lui allo stato non solo non è stato rinviato a giudizio ma non è neanche indagato (…e la pedofilia pare sia un reato in una prospettiva laica e positivista). Non è evaso da nessuna patria galera, né sta ai domiciliari. E’ una persona libera che usa la libertà per andare dove vuole. Convegni compresi. Ed è ancora un prete, è in attesa di giudizio finale da parte del S.Uffizio, non è stato ridotto allo stato laicale da un Papa, Francesco, non esattamente indulgente verso i preti che si macchiano di questo abominio schifoso.

Ci si affatica insomma nel precisare dettagli che non sono esattamente marginali quando si accusa un tale (laico o prete che sia) di pedofilia. Ma è sempre tutto inutile. Per Repubblica è un “prete pedofilo” prima da infamare e poi da usare come oggetto contundente verso i relatori di un convegno sgradito al giornalismo collettivo.

E allora dici ok, mi arrendo, avete vinto voi, dirò quel che volete che io dica. Lascio da parte i fatti e mi piego alle vostre opinioni e convengo: don Inzoli è un pedofilo.

E però pure ad alzare l’asticella, i conti non tornano, perché il meccanismo logico che collegherebbe il convegno alla pedofilo francamente si tiene insieme con lo sputo. Stiamo ancora nei meandri della cultura della forca, la stessa che ispira i reati di associazione esterna o lo sputtanamento a mezzo stampa di quel politico che si ritrova ritratto sul giornale in compagnia di un delinquente per il sol fatto che in campagna elettorale ha organizzato una cena con centinaia di persone che non conosce, e a cui non può chiedere preventivamente il casellario giudiziario, tra le quali anche il mal fattore di cui sopra.

Cosa c’entrino gli organizzatori del convegno con i reati di chi, in platea, assiste ai suoi lavori? Mistero. Ma vaglielo a spiegare a quelli di Repubblica? E’ tutto inutile.

Arriva però il colpo di scena inaspettato. Il coniglio dal cilindro lo esce lo stesso sindaco di Crema che ieri pomeriggio, con ammirevole onestà, ritratta tutto e scrive su fb un post in cui dice sostanzialmente, ok, scusate, mi sono sbagliata, quello in foto non è don Inzoli ma uno che gli somiglia. Mi scuso con tutti, caso chiuso.

A loro volta gli organizzatori del convegno si scompisciano per il livello della bufala artatamente creata in un crescendo wagneriano e sembra insomma che per la prima volta tutto è bene quel che finisce bene (posto che non serviva la retromarcia del sindaco di Crema per evitare di creare questa canea). 

Oggi si prende Repubblica e che si legge in prima?  “IL CASO – Il prete pedofilo al convegno anti-gay”.

E’ tutto inutile.

GR

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