«JE SUIS GENNARO’»

Non sono Charlie perché anche la contingenza emotiva, il moto di massa solidaristico che porta fiori al feticcio della satira “paradigma della libertà di stampa” – il solito clistere da ordalia collettiva – non può non farmi ragionare in modo più complesso. Il fondamentalismo islamico attecchisce perché siamo flaccidi, perché ci affanniamo a rinnegare noi stessi. A fare la guerra a noi stessi. La retorica “liberal” che si muove ora su una malintesa idea di laicità in chiave anticristiana – ultimamente gli “statisti” francesi si sono stupidamente affaticati nel togliere i crocifissi dai luoghi pubblici – ora sul multiculturalismo buonista e umanitario ha fatto dell’Europa un posto in cui può succedere di tutto in nome della “libertà”. Dentro questo tipo di orizzonte culturale si muoveva “Charlie Hebdo”. La tragica morte di giornalisti e vignettisti mi addolora umanamente ma rispetto al giornale rivendico distanza culturale senza ipocrisie e manierismi prammatici. E non è questione di blasfemia, cosa di cui a me frega poco: una vignetta (bella o brutta che sia) per me – cattolico praticante – è solo cazzeggio che non risolve niente, né aggiunge né toglie, e non mi indigna ma mi mette solo tristezza. Il punto è semmai un altro: al terrorismo e a modelli culturali che contemplano il burqua e la Sharia possiamo contrapporre le nostre brillanti vignette per dirci migliori o serve un salto nel modo di intendere l’Europa? All’Isis e a ogni forma di intolleranza islamica noi rispondiamo come, con le Femen? E’ questo il piano su cui si può sconfiggere il terrorismo anche dal punto di vista culturale? Beh, tanti auguri.

Siamo “tutti Charlie” perché un altro modo di intendere l’Europa che non sia Charlie proprio non riusciamo a pensarlo? E il discorso non è religioso, non dobbiamo dirci tutti cristiani, ma capire che rinnegare la nostra storia (quello che siamo, piaccia o meno ai crociati del laicismo) e cioè le famose radici giudaico-cristiane, ci rende più deboli agli occhi dei nemici. Chi è debole, chi si mostra flaccido, chi non si vuole bene, è più facile da attaccare. Oggi l’Europa, oltre la retorica della libertà che spesso si traduce in velleitarismi tipo le vignette, non ha niente da dire, non ha mezza idea da proporre per riempire la vita delle persone. Abbiamo fatto cazzi di tutta questa libertà. Teniamocela tutta e se non sappiamo come impiegarla, beh, fa niente.

Questo è l’orizzonte culturale di Charlie Hebdo; un orizzonte che non è il mio e a cui non ho solidarietà da esprimere, visto che non mi rappresenta. “Charlie” non è una persona ma un’idea di Europa che non mi piace, non è la mia, perché di fatto, più o meno consciamente, faceva intelligenza con quel nemico che poi prendeva per il culo con inutili vignette. Piango le persone ma non Charlie.

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