PUBBLICO SI’, PRIVATO NO.

«Assumete 250 mila precari della scuola» sentenziato dalla Corte di Giustizia Europea. Giannini ministro della dell’istruzione: «il nostro piano anticipa la richiesta».

Però è bella la logica di questo governo. Da un lato si fa la battaglia capitale sull’art.18 per liberare l’impresa dall’obbligo di reintegro – cosa nel merito sacrosanta ma simbolica, politicista, utile solo a sprangare nemici interni e il collateralismo sindacale, assai residuale rispetto al reale impatto sulle dinamiche produttive, dall’altra, nel pubblico, quindi coi solidi nostri, ci si conforma alla logica della stabilizzazione dei precari, che è il peggio del peggio, il vecchio del vecchio, l’eterno ritorno dell’identico, altro che rottamazione (a chiacchiere).

Ci saranno pure dei meritevoli in questo esercito, ma perché non selezionarli attraverso una valutazione di merito? Cosa si teme?
Assumere per sentenza 250 mila insegnanti è un’ingiustizia, una negazione del merito, una cosa che fondamentalmente non ci possiamo permettere perché non servono 250 mila insegnanti in più (e lo sanno tutti).
Nel 2014 non basta stare in una graduatoria burocratica per avere diritto alla assunzione collettiva (parliamo di centinaia di migliaia di persone) nel settore pubblico. Bisogna selezionare, scandagliare i meriti dell’offerta e valutare i fabbisogni reali (non burocratici e formatisi nella notte dei tempi) della domanda.

Se l’imprenditore privato può (legittimamente) licenziare o tagliare quando economicamente non ce la fa a stare sul mercato, perché l’impresa Stato, di per sé un colabrodo, non può espellere chi non serve o valutarli nel merito e in competizione a chi stabilmente già insegna nella scuola?
Niente, sempre la solita solfa. Quella che conosciamo da 40 anni.

E dalla prospettiva dei lavoratori: perché quello che lavora nel settore privato, al mutare delle condizioni originarie che l’hanno portato a essere assunto nell’impresa X, è obbligato a riqualificarsi (ergo: a fare altro) e invece il precario statale deve pretendere sine die la stabilizzazione – stabilizzazione per tutti: 250 mila è per tutti – per mano giudiziaria e senza colpo ferire fino a quando non viene stabilizzato dal solito giudice compiacente, sindacalizzato e ideologico (e stiamo sempre lì)?
Perché la stessa sentenza di reintegro (che però è individuale e non collettiva) che si vorrebbe negare a tutti i lavoratori dei comparti privati vale, sotto forma di stabilizzazione alla precarietà, per quelli pubblici?
Pubblico, sì. Privato, no.

Il governo «ha anticipato la richiesta» della Corte di Giustizia Ue.
Non l’ha contrastata, la richiesta, ma l’ha anticipata. Perché per loro è giusto così. Questo è il socialismo. Questa continua (e convinta) discriminazione tra settore pubblico e settore privato, tra lavoratori pubblici e lavoratori privati – tipica dei governi socialisti – che fa schifo perché appunto la logica a cui risponde è sempre la stessa: tanto paga Pantalone.

p.s.: poi dice che è il problema è Salvini e non Renzi.

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