Evviva Ilaria, professione parente della vittima.

Mi si chiede un’opinione sulla vicenda Ilaria Cucchi in Rai e non ne avevo una di default come spesso non ne ho su quelle vicende intrecciate su piani che contemporaneamente sono seri e faceti.

C’è la vicenda di Stefano e il diritto alla vita che per me non conosce eccezioni, anche per le vite difficili, per gli embrioni, per i portatori di handicap, per gli anziani ammalati, per i criminali matricolati, per qualsiasi forma di immondizia umana soprattutto se la vita, come nel caso di Cucchi, era affidata alle cure di uno Stato che per dolo o colpa di fatto ha delle responsabilità nei panni del giustiziere. È morto un uomo ma anche lo Stato di diritto, incapace di tutelare il primo diritto umano che è quello alla vita.

Poi c’è la storia di chi amava Stefano, iconizzabile dal piglio gagliardo e guerriero della sorella. Una bellissima figura.

Una donna che già nel recente passato ha mostrato sensibilità a capitalizzare in modo ampio – e non è un male – la sua devastante esperienza, candidandosi con quell’Ingroia campione del giustizialismo politico più corporativo, così tanto affine ideologicamente ai magistrati che non hanno reso giustizia al fratello. Paradossi della vita.

Di principio sono americanista su queste cose: “credere in te stesso, fatti nel culo, credere in ciò che fai, i risultato verranno, il merito ti premierà”, e resto convinto che uno debba prima dimostrare e poi poter ambire.

Però, nel caso di Stefania e dell’Italia, dimostrare per far cosa? Giornalismo, opinione pubblica, tv? Sul giornalismo italiano la penso come Grillo: fa schifo, fanno schifo, è un’ordalia di conformismo, di coscienza collettiva che si vuole unica, non c’è alcuni guizzo di indipendenza ma solo una gara ruffiana a servire e riverire il potere. Per stare nel sistema italiano dell’opinione pubblica non devi avere alcun merito professionale particolare ma una predisposizione a essere tappezzeria, quindi evviva Ilaria Cucchi, paradigma di cos’è il sistema della informazione italiana.

Evviva Ilaria, non è nostro compito giudicarla (ognuno pensa legittimanente al suo culo, visto che se non ci pensiamo noi, non ci pensa nessuno) ma senza reticenze moralistiche va trattata per ciò che è: una che di professione ora farà la parente della vittima (alla Salvatore Borsellino). Così va trattata perché così ha deciso di farsi trattare pubblicamente. La vicenda del fratello ha reso giustamente pubblico un dolore, il suo, che ora è una rendita a cui aggrapparsi per costruire ex post una carriera sulla base di meriti professionali ignoti – che però appunto dimostrano cos’è l’opinione pubblica italiana e quanto vale chi ne fa parte – che oltre alla iconizzazione di massa della sua figura francamente sfuggono.

Peraltro, gusti personali, è anche una bellissima donna, telegenica, il ché non è ovviamente un demerito.

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