I diritti civili degli adulti possono violare i diritti umani dei più deboli. Parola di Cassazione.

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La sentenza della Cassazione che toglie la genitorialità a una coppia eterosessuale ricorsa alla pratica dell’utero in affitto di una donna ucraina, ha una portata storica non tanto per il diniego in sé, posto che è una bella notizia non affatto scontata di questi tempi, ma per il ragionamento che lo giustifica. Finalmente c’è un giudice a Berlino che usa la ragione ed esce dall’equivoco secondo cui i cosiddetti diritti civili, così come intesi dal modernismo, coincidano con i diritti umani. Di più, i giudici della Cassazione laddove sottolineano che «il divieto di pratiche di surrogazione di maternità è certamente di ordine pubblico» poiché il ricorso all’utero in affitto «si pone oggettivamente in conflitto con la dignità umana – costituzionalmente tutelata – della gestante e l’istituto dell’adozione, l’unico a cui l’ordinamento affida la realizzazione di progetti di genitorialità priva di legami biologici con il nato» di fatto affermano come i diritti civili siano, nel caso di specie, la negazione dei diritti umani.

«Si pone oggettivamente in conflitto con la dignità umana». Le parole sono importanti. Si condanna il ricorso all’utero in affitto e alla compravendita di bambini non solo perché, banalmente, si tratta di una violazione di legge (in Italia è vietato)  ma soprattutto perché si condanna tali pratiche come lesive della dignità degli esseri umani. E quindi chi viola le legge e lede i diritti umani deve pagare, e non c’è situazione di fatto che tenga.

La sentenza vale ancor di più perché emessa contro due delinquenti internazionali, marito e moglie hanno aggirato non solo la legge italiana ma anche quella ucraina, che ora, per farla franca, volevano giocare sul (solito) ricatto emotivo legato alla strumentalizzazione del bambino e usare la sua presenza non solo come fonte di impunità per loro ma anche come risorsa per creare un pericolosissimo precedente giudiziario buono a legittimare la pratica informale dell’utero in affitto contra legem. Non funziona così, i giudici della Suprema Corte lo hanno rivelato e hanno messo dei paletti anche sul futuro usando come strumento i diritti umani, che sono il vero centro del dibattito: l’esistenza di un conflitto tra l’ermeneutica libertaria tanto in voga e la tutela dei diritti umani. Laddove l’esercizio dei diritti civili da parte degli adulti può sacrificare i diritti umani dei bambini.

Si vuole adottare? Benissimo, esiste l’istituto della adozione, l’unico finalizzato a  realizzare gli auspici di genitorialità extra biologica, pensato per coprire una falla esistenziale per i bambini più sfortunati. Laddove la sua ratio è quella di riconoscere il diritto del bambino ad avere una famiglia e non il diritto alla genitorialità degli adulti, etero o omo che siano, né, tantomeno, quello di strumentalizzare l’esistenza dell’istituto della adozione nel nostro ordinamento per soddisfare i capricci di qualche gay invasato (l’ignoranza omosessualista è arrivato anche a questo). Nell’interesse supremo del bambino. Chi quindi decide scientemente di poter superare l’adozione e si dà all’autodafé genitoriale fatto di acquisto di uteri evidentemente non ha i requisiti per fare il genitore.

Il resto è fuffa demagogica e sentimentalismo scemo.

Anche giudiziariamente si esce finalmente dall’equivoco di considerare i diritti civili e quelli umano come speculari. I diritti umani sono superiori ai diritti civili e i diritti civili trovano il loro limite nel primato dei diritti umani. Ecco perché non bisogna cedere ai falsi miti del progresso e operare razionalmente una comprensione post libertaria che superi la concezione dell’individuo e ripristini il primato della “persona” e sul rispetto incoercibile dei suoi diritti umani.

E quindi 3 cose: 1)l’esercizio della libertà individuale teso all’autodeterminazione (diritti civili) non deve vedersi riconosciuto un predominio assoluto quando incide sui diritti dei bambini e in generale su quelli di soggetti più deboli (esempio il diritto umano della donna ucraina di non vendersi per bisogno e non mettere a disposizione di chi può comprarlo il suo utero, la parte più intima di sé stessa); 2) un bilanciamento tra diritti e doveri più netto e diretto a superare i dogmi dell’individualismo libertario, finalizzato a non discriminare il più debole che “subisce” l’esercizio dei diritti altrui; 3) ammettere che la libertà del singolo non può riplasmare la realtà. Non può far scomparire le differenze tra etero e omo, in base ai propri capricci opportunistici; non può illudersi che ogni situazione di fatto vada sanata (tipo il caso in questione) anche quando parte da azioni fatte contro legge e lesivi dei diritti umani; non può gridare alla discriminazione laddove esistono situazioni strutturalmente differenti che devono (devono, non possono) essere trattate in modo differenti.

Sostanzialmente si chiede di usare onestamente la ragione.

GR

  

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