Unioni civili alla tedesca: i diritti del matrimonio, i doveri delle convivenza, i privilegi da Stato etico per gli omosessuali.

Nel giorno in cui il Corriere ci dice che mancano 300 milioni di euro per il bonus bebé, Berlusconi apre a Renzi sulle unioni civili alla tedesca esclusivamente per gli omosessuali. Quelle che per Scalfarotto sono «la stessa cosa del matrimonio ma chiamata con un altro nome per ragioni di realpolitik». Ha ragione il deputato del Pd, anzi di più: sono meglio del matrimonio, visto che se si parla di diritti e doveri, il limite intrinseco della convivenza è legato ai doveri e quindi alla legittima scelta dei conviventi di non prendersi la responsabilità di una relazione stabile davanti alla legge che ora, nell’ipotesi alla tedesca, viene intesa come una variabile dai tratti mansueta e comunque superabile rispetto alla pretesa di godere dei diritti purché sia.

L’obiezione è banale: “sì, ma i gay non possono sposarsi”. Vero, ma non certo per colpa di una discriminazione sociale ma per ragioni legate alla loro condizione sessuale incompatibile col matrimonio che serve allo società solo se fondato sulla complementarietà dei sessi prodromica all’accoglimento della vita e alla educazione della stessa. Cose che due omosessuali, per ragioni inutili da spiegare, non possono fare. E allora che si fa? Se non si può entrare dalla porta, si prova a farlo dalla finestra. Gli omosessuali non si possono sposare ma possono strumentalizzare il matrimonio fino a superarlo e creare un modello addirittura più conveniente del matrimonio e solo per gli omosessuali. Un modello che si prende i diritti del matrimonio, rifiutando i doveri del patto sponsale.

I discriminati sono gli eterosessuali che, domani, potendosi solo sposare, sono zavorrati da quei doveri – parola vietata dalla società moderna – totalmente assenti da modelli esclusivamente previsti per gli omosessuali che appunto possono prescindere dall’impegno in una relazione stabile che resta la grande differenza tra le unioni di fatto (etero o omo che siano) e il matrimonio. 

Sciatteria+demagogia = propaganda: si è passati da una presunta discriminazione a un privilegio. Perché non c’è modo più efficace per fare vittime che atteggiarsi a vittima. E infatti sono degli abusivi dei diritti. Come quelli che sono andati in pensione a 40 anni con 14 anni 6 mesi e 1 giorno di contributi.

Un privilegio che è tale alla luce dei sempre meno soldi (la traduzione di diritti è soldi) a disposizione della famiglia, nonostante questa resti l’unico vero ammortizzatore sociale transgenerazionale che va dai figli studenti e disoccupati e spesso può arrivare fino al nonno con la pensione minima (anche grazie ai baby pensionati di cui sopra).  Si sceglie di allargare la platea dei fruitori delle esigue risorse da destinare alla famiglia: a numeratore fermo (i soldi), cresce il denominatore (la platea di famiglie). 

Può la funzione sociale della famiglia esser messa sullo stesso piano di due omosessuali che il massimo che possono fare è affittare un utero con le conseguenze che sappiamo? 

Per cosa si rinnega il valore supremo della differenza (e non discriminazione), in primis legata alla irriducibile complementarietà sessuale, presupposto indispensabile per lo sviluppo della società, per piegarsi a questo egualitarismo che, col suo far di tutt’erba un fascio, nella pratica discrimina?

In nome di quale principio giuridico, sociale, di giustizia, di buon senso, di verità e di tutte le cose sotto gli occhi di qualsiasi persona che ragiona sulla realtà senza farsi fagocitare dalla gretta ideologia omosessualista – canotto che fa acqua da tutte le parti, quindi vincente in questo Occidente – sono equiparabili questi due modelli?

In nessuno. L’unico principio che conta è la rozzezza sentimentalista del «e che male c’è se due omosessuali si amano?», laddove ovviamente non c’è nessun male, sono fatti loro, ma nella misura in cui non si pretenda il bollino di Stato sull’amore, che è roba figlia di una concezione intrusiva del Potere pubblico nella vita dei cittadini, di uno Stato che entra persino sui sentimenti delle persona. Una concezione  – paradosso dei paradossi – che è propria degli Stati etici. 

p.s.: ingiustizie come queste non sono frutto del caso. Si misurano in termini economici ma hanno fondamenti culturali. Sono il prodotto di una modello sociale letteralmente ubriaco e ignorante che declina l’egoismo a paradigma della libertà. E parlo di tutto l’Occidente, quello spazio storico-geografico che ha rinnegato la sua cultura, iniziando dalla Croce, e che non ha più mezza idea e ormai, ce lo possiamo dire, non ha più niente da dire e da proporre per riempire la vita delle persone. Non c’è un’idea ma solo ideologie. Ergo, merda. E infatti, chi più chi meno, stiamo tutti male, e non solo a livello economico. Se non sai che cazzo fare della libertà è roba illusoria e retorica. E infatti abbiamo fatto cazzi di tutta questa libertà. Tenetevela tutta, ora.

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