Una Chiesa consapevole di essere l’unica contraddizione al mondo.

E quindi il Sinodo che avrebbe dovuto subordinare la Chiesa al mondo, si conclude con una Relatio Synodi che rinnova “l’auspicio al coraggio della fede e all’accoglienza umile e onesta della verità nella carità”.

Via la doppiezza di certa teologia parabuddista e criptoluterana, flaccida e zeppa di paturnie, via le fumisterie di un’opinione pubblica pancia a terra che ha preparato e raccontato il Sinodo usando la strategia dei baciapile – ultima ridotta dei senza Dio – per mettere la Chiesa al servizio delle proprie ossessioni.

Niente da fare, chi nasce tondo non muore quadro. La Chiesa si conferma Mater et Magistra. Vuole ancora insegnare a un mondo da cui davvero non ha nulla da imparare. Ancora convinta che l’uomo resta anche oggi come Dio l’ha voluto, e la nostra interiorità personale non è sufficiente a farci discernere tra il bene e il male dentro il mito dell’autodeterminazione, balla modernista e persino noiosa nella sua protervia di intendersi religione civile per le masse fintamente libere e secolarizzate.

Nella Relatio Synodi ho visto riaffermare il principio evangelico del «o Dio o mammona» e la bellissima constatazione che solo l’uomo che prega può vincere la volontà di Dio. Ho visto la concezione del tempo di Sant’Agostino, che è dentro di noi, legato ai nostri convincimenti e alla nostra aderenza alla verità, e non viene scandito dalle mode momentanee. Ho trovato il San Paolo dell’assoluta necessità della salvezza in Cristo per una peccaminosità umana irrimediabile – che non può essere cancellata ai voti – che può far leva solo sulla sua misericordia.

Una Chiesa sposa di Cristo che ha ancora voglia e consapevolezza di essere ancora l’unica credibile (e bellissima) contraddizione alle leggi del mondo. Ed è una buona notizia perché, per dirla alla Chesterton, sono i corpi morti quelli che seguono la corrente, quelli vivi possono permettersi di andare controcorrente. Sì, la Chiesa è viva.

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