Rete fa rima con ebete. Il frustrato collettivo.

Da ieri pomeriggio (giorno zero dell’era Renzi) si aggira per la rete uno strano figuro collettivo. Un irrisolto a cui non va bene nulla. Un bipolare vero, inteso come un disturbato a livello psichiatrico. A leggere oggi le critiche potevi pensare che non fosse la stessa persona che fino a 10 giorni fa se la prendeva con Letta, detestandone la paralisi, l’immobilismo, la flemma, la mancanza di una direzione certa, la colpa di essere un ameba che copriva i problemi del paese con quelli della sua maggioranza, senza risolverli né i primi, né i secondi. Ovviamente non gli va bene neanche l’unica alternativa possibile (se vogliamo parlare di politica) che è appunto Renzi. Unica alternativa possibile nata peraltro da un gesto coraggioso e affatto scontato.

Cosa voglia non si sa. Non ama i giovani vecchi alla Letta, odia gli insider tecnocrati alla Monti, odia gli outsider rampanti alla Renzi (o alla Berlusconi edizione 1994): ogni incarnazione che fa politica nel senso tradizionale del termine lo ripugna; dall’alto della sua scemitudine vorrebbe una politica disincarnata, magari senza conflitto.

Anche ora, l’unica cosa che chiede sono le elezioni. Il voto come capriccio, come farebbe un bambino posseduto. E non se ne cura che, a voler ragionare, il voto in questo momento non servirebbe a una mazza, se non a peggiorare la situazione. No, lui vuol votare, perché forse il voto è l’unica carica di energia buona a rinnovare la sua frustrazione verso la politica: e allora parte la classica canea da banalità del male che vuole “le manovre di palazzo impedire l’espressione della volontà popolare”.

La manovra di palazzo. Pane per i denti del frustrato collettivo innamorato del complotto, del retroscena permanente, delle verità parallela che non coincide mai con la verità ufficiale. Crede solo alla manovra, che è sempre opaca, all’inciucio, ai poteri forti (magari fossero forti in Italia i poteri). A lui i partiti fanno schifo, sono la kasta, ma paradossalmente vuol votare sempre.

Lui è così, innamorato/prigioniero della sua protesta che è permanente e a prescindere. Non ha soluzioni da fornire ma proteste&cazzate. Niente lo soddisfa. niente lo completa.
Tutto è disprezzo. Non s’immischia ma borbotta.

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