Nessuno ha due mamme.

Si è giocato strumentalmente sul presunto interesse del minore per usarlo, a mo’ di cavallo di Troia, per fare ideologia e riconoscere per sentenza ciò che non esiste nella realtà. Nessuno ha due mamme, neanche questa bambina. Che ha la mamma e la compagna della mamma.

Quando pensiamo a un bimbo che non ha la madre o il padre o ne è stato abbandonato pensiamo a un bimbo molto sfortunato. Ora, i magistrati, cavalcano la magistrocrazia, un regime che col suo arbitrio gestisce di fatto l’Italia, e stanno decidendo che molti bambini debbano essere esposti a una “sfortuna di Stato”. Può essere negata loro la figura materna o paterna per legge o per sentenza e questo deve essere anche considerata come una grande conquista del progresso. Al posto del papà, una bella seconda mamma farlocca. Finché dura. Finché la prima mamma non si stufa e subentra una terza mamma che odia la seconda e frantuma il tenue legame non biologico. Con sofferenze immense per tutti.

Se, anche giuridicamente, accettiamo il principio per cui “i figli sono di chi li cresce” prepariamoci a un mondo con figure genitoriali dissolte, perché se le mamme sono due possono essere anche tre o trentotto. Se neghiamo la realtà evidente, per cui ognuno di noi sempre e comunque è figlio di una sola madre, ci consegnamo a una dittatura dell’irrealtà, del gioco di società tra annoiati alla ricerca di nuovi stimoli che vengono spacciati per nuovi diritti che è diventato il dibattito contemporaneo. Non è una dittatura senza vittime, questa caotica dittatura degli irreali. Le vittime sono bambini e questo davvero non possiamo consentirlo.

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