«Meglio due omosessuali che due etero che non amano i propri bambini»

Frase cult della propaganda omosessualista tutta incentrata su una visione sentimentalista e insipiente dei rapporti che esclude ed elimina il valore e le conseguenze della differenza tra i sessi, superando in teoretica persino la pratica viva vissuta dagli omosessuali, i quali la escludono per necessità ma di certo non eliminano il valore della diversità, visto che dentro la loro dimensione uno dei due “entra nei panni” del sesso assente alla coppia sublimando così l’imprescindibilità della polarità maschio/femmina. Evidenza che non ammette deroghe neanche tra amanti dello stesso sesso.

La frase summenzionata, apparentemente incentrata sul più nobile dei sentimenti, tuttavia disvela il nuovo camuffamento con cui dare presentabilità all’ “egoismo”.

Tutto è amore. Si abortisce il concepito down per amore perché “almeno non soffrirà”. Si pretende il diritto alla adozione per le coppie omosessuali (comprando bambini e affittando uteri di donne indigenti) perché un bambino debba farle felici e non essere felice di suo. Si abbandonano gli anziani negli ospizi e magari, quando malati, si cavalca l’ipocrisia della “dolce morte” perché così “non soffrono più”.

Un’idea dell’amore al gusto di relativismo che pretende di giudicare la natura profonda delle cose e dei concetti dentro una interpretazione tutta soggettivistica che, niccianamente, supera puntualmente l’opera stessa rappresentata dalla ontologia profonda di quel sentimento. Un piccolo cabotaggio che si snoda sulle contingenze e sull’opportunismo di ognuno di noi ma che, tuttavia, vorrebbe connotarsi come metro universale per regolare la società.

Questo tipo di impostazione è la più grande contraddizione logica e razionale riscontrabile in certe posizioni. Il relativismo su tutto, infatti, crea solo disordine permanente. Ma c’è di più: applicare come fonte giuridica primaria gli usi e le consuetudini nate sulla base di suggestioni emotive – e condizionate da un tecnica spacciata per progresso che, col suo scientismo, elude ogni altro dilemma giuridico e anche etico – è regressione sociale allo stato puro. Basare la costruzione di nuovi diritti su “desiderio&amore” è roba che manco all’Isola di Wight.

In quale civiltà giuridica di quale tempo e luogo si è mai indicato l’amore – e che l’amore moderno sia spesso una variante dell’egoismo fondato su interpretazioni sballate, tipo quelle degli esempi di cui sopra, è solo un’aggravante – come fonte primaria del diritto? In nessuna. Per la scienza giuridica di ogni tempo per soppesare diritti e doveri ci si è sempre basati su principi generali validi al di là delle contingenze, le quali possono fungere da movente solo in questioni non riguardanti l’ontologia dei concetti stessi.

Bisogna fare amicizia con una verità elementare che ha duemila anni: l’amore che non ha legami con la Verità assoluta, che non anela e non si vuole eterno dentro la dogmatica propria del Cristianesimo, è, nelle società moderne, quindi laiche per vocazione, il più equivoco, instabile e malleabile dei concetti; è qualcosa che ha a che fare con le mere intenzioni, quindi poca roba per costruire diritti…visto che è notorio quali sono le strade lastricate da buone intenzioni.

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