Lettera elettorale al politico sui social.

Caro politico,
io sono un essere squallido, mi vendo con poco ma mi accontento pure di poco. Non voglio promesse da te (quelle lasciale ai marinai e a me con le donne). So che da te (e dalla politica) è giusto aspettarsi pochissimo. Io del resto mi voglio bello e per preservarla, la bellezza, bisogna derattizzare l’anima da ogni aspettativa e da quella violenta frustrazione che (spesso a torto) viene generata dalla politica che non ci piace e che in questo periodo fa più vittime della fame.

E allora facciamo questo voto di scambio: ti darò il mio voto e la mia imperitura stima se 1) vieterai a te stesso di usare fb per invitarmi ad eventi politici che suscitano in me lo stesso interesse di una gara di dressage e 2) non mi chiederai di cliccare sulla sua tua pagina personale in cui mi posti la tua visione politica e il tuo “programma”. Sai, io sono un tipo pedante sulle cose della politica (se non sai che significa pedante sostituisci il termine con “rompicoglioni”), tutto sommato mi appassiona ancora ma mi conosco: se iniziassi a leggere le tue strampalate tesi, scritte chissà in quale italiano, ogni buona intenzione andrebbe lì, a puttane. E non ne caveresti un ragno dal buco né un voto nell’urna.

E allora fai così, invertiamo i ruoli. Penso io a te e non tu a me: tienimi all’oscuro di tutto quel che fai e pensi, lasciami sguazzare nel fango della mia gaia ignoranza. Ti giuro che te lo il voto.
Deferenti saluti.

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