L’equivoco delle primarie.

Il grande equivoco delle primarie è che coincidano solo con la partecipazione attiva. Non è così. Si prenda il Pd: da ieri, e per sempre, il suo dibattito interno dimostra che lo strumento delle primarie deve coincidere anche con il dovere di firmare una cambiale in bianco nei confronti del vincitore delle stesse, subirne sempre la leadership, la visione e le scelte, dentro una discussione interna artefatta, formalistica, sicuramente poco libera e meno democratica, e fatalmente gravata dalla frase fatale (e legittima) di Renzi che alla fine della fiera dice “ragazzi, qui le primarie le ho vinte io”. Che è un po’ come dire la prossima riunione “libera” sarà quella in cui decideremo nuove primarie.

Ergo: stare così nei partiti è difficilissimo e paradossalmente il grado di difficoltà cresce in quelli che vogliono o celebrano primarie perché o ti allinei acriticamente al risultato delle primarie, cancellando i tuoi convincimenti e rinunciando a farli valere pubblicamente, o devi adoperarti per destabilizzare e manovrare, anche da sotto al tavolo, per tradirne gli esiti (e la volontà della maggioranza dei tuoi elettori). Tertium non datur.

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