Le Sentinelle in Piedi. Tra testimonianza a favore della realtà, l’odio dei libertari, l’amore per la realtà.

Ho partecipato al flash mob delle Sentinelle in piedi, un’iniziativa trattata con indifferenza e irrisa dai sedicenti moderni, dai finti progressisti e dai fasulli liberali.
Le Sentinelle che ho osservato erano, per la stragrande maggioranza, donne verosimilmente madri.
Ci sono andato in primis per curiosità, da tempo, al di là dei convincimenti personali, sono refrattario a ogni forma di partecipazione collettiva fosse anche una petizione, ma volevo osservare da dentro di cosa si trattasse.
Di questa gente mi ha colpito quello che un tempo si chiamava senso per le “battaglie di principio”, la sua voglia di battersi in modo pubblico e pacifico contro l’assurdo reato di opinione chiamato omofobia che, in modo illiberale e gretto, confonde il valore della diversità, che qualsiasi società presente a sé stessa accoglierebbe e valorizzerebbe, con la discriminazione.

Mi ha però colpito un dettaglio. Un dettaglio che supera ogni considerazione di merito ma non è esterno ai principi che ispirano questa gente e al suo modo di guardare a quella realtà che indubbiamente presenta diversi modelli relazionali che, in quanto tali, meriterebbero di essere riconosciuti e trattati per ciò che sono in nome del valore della diversità, inteso come principio da difendere e non da combattere scagliandogli contro quel principio di indifferenza basato su una malintesa concezione dei diritti individuali che cerca, per ignoranza o malafede, di fare effrazioni sulla realtà e affermare su tutti i modelli relazionali un egualitarismo ingiusto, ideologico, intellettualmente ridicolo ma sentimentalista e quindi vagamente ricattatorio al fine di fare del “tutto” un indistinto amorfo.

Quel dettaglio è il cordone di polizia che circondava la piazza. La sensazione di assedio che attorniava chi c’era e la preoccupazione degli organizzatori.
Io per carattere sono un fighter e sono stato addestrato, nei primi anni della mia gioventù, dagli ambienti dell’estremismo politico. Non ho paura. Ma il punto non è sull’io ma su cosa determini questo clima – oggi scontri ad Aosta, Napoli, Trento, Torino, Genova – nel lungo termine e su larga scala: le pressioni che instilla e che compromettono la possibilità di partecipare alla vita pubblica per chi non vuol fare l’eroe né si sente un Masaniello ma vuole, semplicemente e secondo coscienza, in nome delle libertà accordate agli individui dei Paesi liberi, prendere posizione sulle cose del mondo senza dover essere costretto a scegliere tra la testimonianza e l’incolumità fisica.

Sì, è proprio una bella Italia di merda quella della fatwa dei reati di opinione truffaldi e dei cordoni di polizia a difesa di chi, con un libro in mano e in silenzio, cerca di testimoniare il suo punto di vista.

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