Le bugie sulla introduzione delle preferenze.

Nella parabola del politico in carriera che in un situazione normale farebbe altro, la mia bacheca ha un case history che vince su tutti. E’ un senatore della repubblica, eletto nella mia città, che in modo ossessivo (e sgrammaticato) scrive ogni giorno la stessa cosa, e cioè che “la gente vuole le preferenze”. La gente. Quale gente? Quella che vota (voterebbe) il suo partitino?

Alla gente, questo novello De Gasperi, dovrebbe spiegare che le preferenze sono inutili per mille ragioni più una: scegliere il parlamentare è inutile
I parlamentari non contano una mazza perché è tutto nelle mani dei governi. Se oggi un primo ministro è grandemente condizionato nella sua azione dal contesto europeo e dagli organi sovranazionali, figurarsi cosa può fare un parlamentare. Che poteri può rivendicare per l’esercizio del suo mandato? Nessuno. Chi dice il contrario è un falsario, uno spacciatore di falsa moneta.

Il parlamento sarebbe l’organo titolare della funzione legislativa ma le leggi, oggi, le fanno i governi (e le fanno a colpi di voti di fiducia che anestetizzano tutti i minuetti emendativi che potrebbero protrarsi sine die).  E infatti le leggi approvate in questa legislatura per iniziativa parlamentare sono pari a zero. Ripeto: zero. Nelle commissioni tutto si ferma se non c’è il visto del governo. E sarà sempre più così, visto che finalmente qualcuno ha capito che la democrazia rappresentativa (e con lei i partiti) si salva solo se la si libera dalla morsa dell’assemblearismo permanente (e paralizzante). Ergo: i parlamentari, in una prospettiva monocamerale, conteranno ancora di meno, e quindi non c’è nulla da scegliere visto che il nulla non può essere scelto.

E allora perché non dire la verità alle persone? Perché ammorbarle di slogan senza senso sull’importanza delle preferenze e, di conseguenza, sulla centralità del parlamento e dei parlamentari? Perché continuare a prendere in giro con le solite, stucchevoli, tonnellate di retorica?

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