Il voto di scambio è il ricatto della magistratura sulla politica.

Un’altra autorizzazione a procedere concessa, l’ennesima resa di una politica prigioniera della emotività ignorante, incapace di governare e governarsi. Il voto su Genovese aveva qualcosa di tristemente infame già nelle fasi preliminari: il contesto elettorale che banalmente strumentalizza tutto e condiziona il calendario e mette la politica tra l’incudine della impunità percepita e il martello che conferma il sostanziale commissariamento della politica da parte di altri poteri dello stato.

Ai cretini politici che retoricamente berciano di sovranità va ricordato che anche il pomeriggio di oggi, nel suo piccolo, ha dato il suo contributo al sostanziale canto del cigno in cui versa da anni la politica italiana, a quella miseria che è divenuto la sua autonomia e la separazione dei poteri su cui dovrebbe reggersi il nostro assetto istituzionale.

Il vero voto di scambio, e il pomeriggio di oggi ne ha dato nuova conferma, è quello tra politica e magistratura: le procure da 20 anni se vogliono arrestare un parlamentare lo arrestano con il parlamento che si limita a srotolatare tappeti rossi sotto forma di autorizzazioni pro forma.

Per Genovese ci sarà la custodia cautelare in carcere e non si sa bene per quale ragione visto che dalla richiesta di arresto al voto di oggi non è dato a sapersi se ha violato uno dei 3 requisiti previsti per la custodia cautelare. Ma il parlamento sovrano e fatto di bestie emotive ha votato così. Perché il primo a contravvenire la legge in questo Paese sono lo Stato e i giustizialisti. L’alfa e l’omega della civiltà sono i primi ad essere sistematicamente sacrificati al

al banchetto della giustizia sommaria oltraggiosa della autonoma dignità del potere politico e paradossalmente irrobustita dalla codardia della politica stessa. E il fatto che a tali esiti si sia arrivati per ragioni dettate da interessi di bottega legati a ciò che accadrà tra 10 giorni è solo un’aggravante della ambasce di tutto il sistema politico.

A proposito di elezioni: c’è qualche anima pia che mi spiega come può la politica italiana contare in Europa se il suo parlamento si presenta smidollato, sottomesso, pronto a dare in pasto alle orge di manettari uno dei suoi, e che attraverso un voto parlamentare decide di accantonare per ragioni estetiche la difesa del principio costituzionale di presunzione di innocenza e l’annessa barbarie che configura la custodia cautelare come un’anticipazione ingiusta di condanna senza giusto processo.

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