Historia magistra vitæ

Premessa. Da oggi e fino alle elezioni europee questo profilo diversamente democratico tenterà di intrattenere anche attraverso la rubrica “Historia magistra vitæ” di cui oggi cade giusto battesimo. Lo scopo sarà cercare di leggere la contemporaneità attraverso la funzione ammaestratrice della Storia, le cui lenti rinnovano corsi e ricorsi ciclici.

Il voto alle elezioni europee, infatti, si connota per una sua omogeneità di fondo: è un voto quasi astratto, sempre di pancia, e per lo più influenzato dalle politiche (e dalle polemiche) nazionali. Un voto che ha quasi sempre punito i partiti di governo e premiato quelli di opposizione, a maggior ragione quelli con le posizioni più radicali. Esempio: nonostante oggi l’unico cruccio che alambicca Antonio Di Pietro è sulla eventuale preferibilità dei concimi chimici a quelli organici, la sua IdV alle ultime europee prese l’8 per cento, raddoppiando la percentuale di voti presi alle politiche del 2008. Ancora, nel 1999 i Radicali presero l’8,5 per cento, quattro volte i voti presi alle politiche di tre anni prima, e le vicende ultime di Pannella le sapete tutti.
A queste premesse storiche si aggiungono le variabili figlie della contingenza: 1. la crisi economica; 2. il M5S che parte dal 20% dei consensi; 3. le campagne NoEuro – di cui parleremo – che hanno un’oggettiva presa. 4. l’atavica impalpabilità delle istituzioni europee. 5.una percentuale di astensione che non pare riuscire a scendere sotto il 35%.
Questo per dire 3 cose: 1. il Pd è l’unico partito di massa che si sforza di praticare una politica a vocazione europeista che ricerca le soluzioni senza deragli demagogici e semplicistici. 2. che a un elettore di destra fa male sapere che il monopolio dell’europeismo è stato consegnato a un partito iscritto al Pse; 3. che non capisco chi, in questo contesto, continua a sorprendersi sulla possibilità che il M5S possa essere il primo partito e tutta l’area protestaria e anti euro (nella quale, a quanto pare, va inserita anche Forza Italia, ancorché con intensità più tenue) possa, tutta insieme, raggiungere il 65% dei voti che verrano espressi.

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